Periodico di cultura fondato a Palermo nel 1901

Viva Palermo e Santa Rusulia !
A cento anni dalla morte di Giuseppe Pitrè

Articolo inserito da il
2.351 letture, 2 commenti

Stampa

Il Bandolo intende commemorare Pitrè in modo un po’ diversoPitréInfatti su di lui, nel corso di un secolo, sono stati scritti interi volumi bibliografici, articoli di critica e di recensione delle sue opere. Pur non essendoci particolari novità sulla sua vita da evidenziare, riteniamo doveroso ricordarlo ai nostri lettori perché Pitrè è stato uno scienziato che ha amato la sua terra ed è vissuto per essa. Ed oggi più che mai abbiamo bisogno di esempi positivi.

Con questo spirito riportiamo quanto lui scrisse relativamente alla frase del titolo, che aveva collezionato assieme ad altre in uno dei tanti volumi a suo tempo scritti e che da recente sono stati rieditati a cura dei proff. Aurelio Rigoli ed Amitrano Savarese.

“Viva Palermo e Santa Rusulia. Motto che ripetono tanto i Palermitani quanto i provinciali dell’Isola allorché, provato il diletto di un comodo qualunque, di in cibo, di un vestito, di un mobile, di un arnese, che in Palermo si ha e fuori no, e da Palermo potrebbe venire e non viene, o rimpiangono la prima città della Sicilia, o si rallegrano di avere da essa ricevuto quel che attendevano o cercavano. Questo motto che ricorda la capitale e la santa patrona di essa, fu anche il primo grido della rivoluzione palermitana del 1820, iniziata appunto il 13 luglio, giorno del festino della Santa. Una leggenda in poesia, nata poco dopo quella rivoluzione ha questi versi:

OGNI BOTTA LU POPULU DICIA

VIVA PALERMU E SANTA RUSULIA !

Giuseppe Pitrè è stato un medico palermitano. La storia lo ricorda però principalmente per la sua indefessa attività di antropologo. Lo si considera anche fondatore della scienza folkloristica – che lui chiamava demopsicologia – e per i suoi studi sui costumi ed usanze e tradizioni popolari delle varie contrade siciliane. Il Pitrè, scienziato eclettico si dedicò anche alle speculazioni storiche e letterarie. In modo particolare curò la filologia del siciliano lasciando ai posteri opere esaustive.  Giuseppe Cocchiara, famoso Preside della Facoltà di lettere di Palermo disse di lui: <<[…]la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d’informazioni[…]>>.

Era nato a Palermo nel 1841 e vi morì il 10 aprile 1916. Persona sempre umile e schivo così scriveva nel 1889 nella prefazione ai tre volumi degli “Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano”:

<<Come io abbia messo insieme questa curiosa e disparata materia parrà strano a chi non mi conosca altrimenti e non sappia delle mie occupazioni ordinarie. Palermitano e medico io ho avuto sempre occasione di vedere e sentire cose che non tutti vedono e sentono, perché non tutti si è disposti a scendere nei più bassi fondi della società: e dal settembre del 1870 in cui principiai a scrivere, man mano che mi capitavano pratiche ed ubbie – nulla dies sene linea – non è passato un giorno senza una nota, senza un appunto>>.

Qui di seguito riportiamo la pagina che l’enciclopedia Treccani dedica alle sue opere:

museo_pitre (1)

Ingresso del Museo etnografico G. Pitrè sito dentro il parco della Favorita di Palermo. Vi sono conservati arnesi di lavoro del popolo, mobili ed accessori, perfino carrozze e portantine.

<<   La sua vita di studioso è un modello di attività e di genialità. Ancora studente di medicina, nel 1864, pubblicò un volumetto di Profili biografici contemporanei, articoli bibliografici di ogni genere ed attivamente collaborò alla Civiltà italiana di A. De Gubernatis. Ma ben presto rivolse tutte le sue forze allo studio del folklore, verso il quale si era orientato fin da fanciullo spigolando proverbi volgari. In questa via fu incoraggiato, fin dai primi passi, da scrittori illustri come A. Vannucci, F. D. Guerrazzi, G. CapponiN. Tommaseo, C. Cantù. La sua opera maggiore, monumento impareggiabile per ricchezza di materiale e ampiezza di ricerche, è la Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane pubblicata in 25 volumi tra il 1871 e il 1913, le cui varie sezioni abbracciano la totalità dei fatti folcloristici siciliani (canti, giochi, proverbi, indovinelli, fiabe, spettacoli, feste, medicina popolare, ecc.). Né Pitré si limitò semplicemente a fare opera descrittiva, o comunque soltanto erudita, sia nel commentare sia nel procedere a raffronti tra le tradizioni siciliane e quelle di altre regioni o nazioni; ma delle tradizioni stesse pose in luce il significato etnico e l’importanza storica e soprattutto diede, oltre alla raccolta, i principi per l’avviamento allo studio della demopsicologia: il che egli ottenne, ora premettendo ai proverbi, ai giuochi, agl’indovinelli, saggi introduttivi, che informano sullo stato delle ricerche e sulle principali questioni; ora facendo seguire alle leggende e ai canti studi critici che sono il frutto di ampie e profonde investigazioni. Accanto a essa si può ricordare la collana Curiosità popolari tradizionali (16 voll., 1885-99) da lui diretta, con la quale si estende a varie regioni italiane l’indagine sugli usi e costumi popolari. Nel 1894 Pitré pubblicò la Bibliografia delle tradizioni popolari d’Italia, premiata dalla Reale Accademia delle Scienze di Torino, di cui un secondo volume, rimasto in manoscritto, contiene una bibliografia completa fino al 1916  >>


Redazione
Biografia


'Viva Palermo e Santa Rusulia !' ha 2 commenti

  1. 10 aprile 2016 @ 15:45 Ettore Gravante

    Uno dei personaggi più illustri della nostra Sicilia.
    Pochi conoscono l’opera di un uomo che alla sua terra ha dedicato tutte le sue energie. Purtroppo, come spesso accade, questa grande figura di studioso è caduta nell’oblio e le sue opere non sono di dominio pubblico.
    La scuola,che dovrebbe essere promotrice e fonte di conoscenza delle cose migliori, non propone mai, nei programmi formativi, lo studio dei personaggi illustri che ci appartengono.

    Reply

  2. Redazione

    10 aprile 2016 @ 18:32 Redazione

    Il nostro amico e collaboratore Prof. Bernardo Pulejo ci trasmette la seguente nota che pubblichiamo integralmente:
    Ho apprezzato che hai ricordato il centenario della morte di Pitrè che io spesso ho citato su facebook. Ti invio un aneddoto narrato dal nostro amatissimo “demopsicologo”:
    Da “Gli avvenimenti faceti” del Pitrè:
    L’ “allegro” confessore di Marsala:
    Un religioso in un convento della città di Marsala, già avanzato in età, era la rovina dell’anima di quei giovinastri libertini. Sapevano essi che assolveva dalla parte sua di pena e di colpa qualunque grave eccesso senza applicar loro nessuno spirituale rimedio; sicché quelli impunemente correvano come
    puledri indomiti per tutte le praterie de’ loro capricci. Veniva il tempo del precetto, o di qualche festa solenne; l’andavano a trovare a buon’ora anche nel letto, bussavano la porta; egli rispondeva:
    Cu è ddocu?
    ― Iu,iu N. N.,
    ― Trasi, chi cosa voi?
    ― Mi voghiu cunfissari.
    ― Ginocchiati.
    ― Confiteor Deo et tibi, Mea culpa, mea culpa.
    ― Chi cosa ai fattu?
    ― Aju bastuniatu ad unu.
    Il confessore: Chi diaulu facisti ? passa avanti
    ― Aju itu a la tali casa; aju avutu una fimmina schetta.
    Il confessore: Ora chistu è n’autru diaulu, passa avanti.
    ― Aju rubbatu tali e tali cosa.
    Il confessore: Ti vitti nuddu?
    ― Pater nò.
    ― Nè vistu, nèpighiatu non pò andari carzaratu; passa avanti;
    ed uditi tant’altri eccessi, alzava la mano con l’assoluzione, non per proscioglierli, ma per maggiormente incatenarli ne’ loro peccati.

    Reply


Vuoi scrivere cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


L'editoriale è firmato da: Consiglio

Amministrazione