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Il castello Utveggio

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di FRANCESCA M. ZIMMARDI *©

Se alzi lo sguardo, in qualunque parte di Palermo ti trovi, ecco la rosea maestà del Castello Utveggio, che domina la città da una balza di Monte Pellegrino.

Castello_Utveggio2Si erge a 346 metri d’altezza su quello che Goethe definì “il più bel promontorio del mondo” e somiglia ad uno dei castelli delle fiabe, col suo colore rosato, i merli e le finestre di stile gotico-liberty. E ad una fiaba triste somiglia la sua storia, almeno fino ad un certo punto.

Michele Utveggio

L’impreditore edile Ing. Michele Utveggio, originario di Calatafimi (TP) dove nacque nel 1866

Venne costruito in appena cinque anni, facendo ricorso alle più moderne tecniche costruttive, per volere del cavaliere Michele Utveggio, su disegno dell’architetto G.B. Santangelo, professore di Ingegneria all’Università di Palermo. Da ricordare che al Cavaliere Utveggio si devono anche il “Cinema Utveggio”, ora cinema “Rouge et noir”, lo Stadio della Favorita e molti villini liberty in via Libertà e via Notarbartolo; quest’ultimi, ahinoi, sono stati abbattuti durante quello che è passato alla storia come “il sacco di Palermo”, per far posto durante gli anni ’60, ad anonimi edifici residenziali.

notturna dall Utveggio

Visione notturna dalle balze più alte del Monte Pellegrino.

L’idea iniziale dei costruttori era quella di farne un lussuoso ristorante che  poi divenne un altrettanto lussuoso albergo con  vista superba su Palermo ed il suo mare. Location ideale per eventi matrimoniali e/o prime comunioni.

Leggenda metropolitana vuole che il cavalier Utveggio, oberato dai debiti contratti per la costruzione del suo capolavoro si sia suicidato gettandosi dalla terrazza del suo castello. In realtà Michele Utveggio morì il 5 marzo 1933 a causa di un’appendicite mal curata. La nota triste è che non poté assistere all’inaugurazione del “Grande Hotel Utveggio”, avvenuta soltanto nel 1934.

Lo stile della costruzione è liberty con qualche concessione al gotico. Le maestose mura coronate da merli tuttavia mantengono un senso di leggerezza dovuto anche al  loro colore rosato.

Luminosissimi gli interni dai soffitti affrescati con le classiche decorazioni liberty che si completano nelle vetrate colorate.

Il “Grand Hotel Utveggio” ebbe un notevole successo: il lusso dei suoi interni e degli arredi, la raffinatezza del trattamento riservato ai suoi ospiti, il superbo panorama attrassero moltissimi turisti italiani e non, personaggi famosi e palermitani illustri che volentieri si concedevano pranzi e cene in un’atmosfera da sogno.

Ma il sogno fu presto strappato dalle sirene e dalle esplosioni della seconda guerra mondiale.

Postazione Antiaerea

Postazione Antiaera su Monte Pellegrino ove operava la Milizia Artiglieria Contro-Aerea e gli Avieri del X FliegerKorps tedesco, sino al 1943

Il Castello, proprio per la sua posizione strategica, causa del suo successo e sua maledizione, venne utilizzato dalla contraerea fascista e tedesca a difesa della città. In verità, con poca efficacia, dato che non furono impediti i dannosi bombardamenti su Palermo.

Successivamente divenne il quartier generale delle forze alleate.

Nell’intervallo tra questi due utilizzi venne spogliato dalle masse di popolazione che, alla notizia della fine del conflitto mondiale, si precipitarono a razziare tutto quanto era possibile. Seguirono decenni di triste abbandono. Il Castello Utveggio continuava a dominare Palermo, ma aveva perso le sue bellezze, i suoi arredi, tutto ciò che lo aveva reso grande e famoso nel tempo della sua breve primavera.

La rinascita avvenne a partire dal 1988, quando il Castello venne acquistato dalla Regione Siciliana, che lo ha ristrutturato totalmente, facendone la sede del CERISDI ( CEntro Regionale Studi DIrezionali). Diretto sommessamente, per alcuni anni, dal gesuita Padre Ennio Pintacuda, nel 1995 ospitò nelle sue stanze il Pontefice Giovanni Paolo II, ma oggi, putroppo, sembra che la struttura sia in liquidazione.

*Francesca M. Zimmardi. Laureata in lettere è attualmente Dipendente dalla Pubblica Amministrazione. Unisce all’amore per l’arte, il teatro, la musica classica, quello per la scrittura che coltiva da lunghi anni. Si ricorda la vis polemica delle sue lettere indirizzate a diversi quotidiani per sollecitare interventi migliorativi sullo stato dell’arte cittadina e del verde pubblico.
Poetessa e scrittice di racconti ha partecipato a numerosi premi di poesia e narrativa a livello nazionale ed internazionale, conseguendo qualificazioni nei primi posti e segnalazioni di merito. Collaboratrice de Il Bandolo fin dalla stagione degli anni ’80, collabora altresì con altri siti web.


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