Periodico di cultura fondato a Palermo nel 1901

Donne di talento -2
Ipazia, ovvero la supremazia della ragione

Articolo inserito da il
912 letture, nessun commento

Stampa

Raffaello, Scuola di Atene con Ipazia

Lo sviluppo della cultura “femminista” è figlia della contestazione sessantottesca. Nel decennio successivo, le donne, ancora subalterne in una società gestita prevalentemente da uomini  sono riuscite ad ottenere l’attenzione che meritavano le loro intelligenze e sensibilità spesso frustrate all’ombra del “maschilismo” arrogante e presuntuoso.         Gradatamente, alle figure di madri, casalinghe, fattrici, andava a sostituirsi la figura di giovani donne maggiormente curate nella loro estetica, più disinvolte, a causa dei maggiori rapporti sociali ed altresì proiettate ad una dinamica presenza  presso industrie, uffici e terziario

      La radice di un atteggiamento di contestazione alla atavica e remissiva  situazione di subordinazione anzidetta è da ricercarsi già nel mondo antico dove sono esistite donne di alto profilo che hanno penato non poco per mettersi in luce. La volta precedente ci siamo intrattenuti a tratteggiare la figura di Saffo. Questa volta parleremo di Ipazia.

       Cinque anni or sono, proprio nell’aprile del 2010, veniva presentato nelle sale italiane  il film “Agora” del regista spagnolo Alejandro Amenàbar. Esso seguiva il saggio romanzato “Ipazia” di Adriano Petta e Antonino Colavito, prefato da Margherita Hack, edito sei mesi prima e il film ne era la trasposizione cinematografica. Per i tipi de La Tartaruga, sempre nel 2010 esce “Ipazia muore” scritto dalla Prof. Maria Moneti Codignola, docente di Filosofia Morale. L’argomento aveva già interessato  la scrittrice Gemma Beretta  che si era laureata discutendo una tesi su “Ipazia d’Alessandria”, e poi aveva pubblicato con Editori Riuniti la revisione arricchita della sua pregevole dissertazione. Anni prima, nel 1986, un’autrice inglese Margaret Alic  aveva scritto “L’eredità di Ipazia”. Questo breve elenco di scritti, alternati spesso con conferenze, per dire che sebbene la Storia della Filosofia, e molti autori come Voltaire, Diderot, Proust, Pèguy, Pascal, Monti, Leopardi, Luzi e tanti altri non abbiano ignorato il personaggio, Ipazia d’Alessandria, da circa un quarantennio, desta in misura maggiore l’attrattiva degli studiosi su di lei. Perfino Umberto Eco l’ha citata recentemente in un convegno a lei dedicato e l’intervento è facilmente rintracciabile sul web.

        Ma chi era Ipazia d’Alessandria? era una donna libera ed una libera pensatrice, simbolo della laicità, del sapere trasmesso tramite l’ insegnamento e della libera ricerca scientifica, vittima dell’integralismo religioso, dell’opportunismo politico e della violenza dell’uomo sulla donna. Ipazia è stata una figura poliedrica la cui attualità risiede nel fatto che l’essere umano ha da sempre dovuto lottare per la propria libertà e identità.

     Ipazia  è stata filosofa neo-platonica, astronoma, matematica, nata ad Alessandria d’Egitto intorno al 360 d.C. Fu l’ultima discepola alessandrina dopo la distruzione della biblioteca e della scuola filosofica di Alessandria voluta dall’imperatore Teodosio nel 391 e  continuò a insegnare in quella città sino al marzo del 415, quando su istigazione del vescovo Cirillo fu catturata dai monaci Parabolani, sue guardie personali e venne lapidata. Poi le furono strappati gli occhi con l’accusa che erano troppo rivolti al Cielo,  il suo corpo fu fatto a pezzi e infine bruciato. Insomma, un vero orrore e la Chiesa, poi, che si era pronunciata per la santificazione -nel 1882- di Cirillo ebbe grosse difficoltà nel riconoscere anche questa infamia, tanté che Benedetto XVI, nel discorso del 3/10/2007 vanta San Cirillo glissando sul caso Ipazia.

       Nel 2015 cade il sedicesimo centenario della morte di Ipazia e a Roma si stanno organizzando per intitolare a suo nome una piazza, o in alternativa una strada o altro luogo pubblico. Intanto è stata inaugurata lo scorso 4 aprile presso il Museo del Calcolo Mateureka di Rimini la mostra “Ipazia matematica alessandrina 415-2015”, a lei dedicata – nel 1600.esimo anniversario della sua morte. La mostra si concentra sui contributi matematici della scienziata alessandrina inventrice indiscussa del planisfero, dell’astrolabio e dell’idroscopio e sarà aperta fino al prossimo 30 agosto.

    Può essere l’occasione per rendere un omaggio postumo al talento di una donna che purtroppo è vissuta in un epoca sbagliata.


Redazione
Biografia


'Donne di talento -2' non ha commenti

Commenta per primo!

Vuoi scrivere cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


L'editoriale è firmato da: Consiglio

Amministrazione