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Antonio Trovato, pianista e compositore
demiurgo trasgressivo o novello Daimon socratico ?

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di ERMELINDA GATTO*

Al primo incontro col maestro Antonio Trovato, pianista e compositore, alla mia domanda su come nascano le sue composizioni, da cosa traggano vita, la sua risposta è stata semplice e diretta, quella di un animo sensibile, secondo cui le sue opere scaturiscono dalla continua spinta di trasferire su carta accogliente, in termini di notazioni musicali,  le sensazioni e le emozioni che lo pervadono  nella vita di tutti i giorni. Egli si definisce un “amanuense”che come ricettacolo di dono divino, affida alla carta idee, pensieri e concetti musicali. Ad un primo ascolto dell’opera del M°Trovato mi colpisce la suggestione uditiva prima e visiva dopo, quando, leggendo qualcuno dei suoi spartiti ne apprezzo la carta antica e paziente su cui egli scrive, ancora oggi, rigorosamente a mano e a matita, quella carta che restituisce allo sguardo tratti nervosi e decisi di note che danzano deliranti in una continua alternanza di suoni naturali e alterati, di tasti “bianchi e neri”che si inseguono, che si incrociano come le sue mani sulla tastiera del pianoforte, con virtuosismi mirabolanti; suoni che si raggiungono, si incontrano, si sfiorano per poi allontanarsi fondendosi in gocce di pioggia, trasformandosi in onde marine, ora serene ora impetuose, note che si traducono in vento caldo di scirocco che porta con sé gelsomino e cannella, sinfonie di cicale e poi ancora fresca brezza marina e profumo di prima estate. Basti ascoltare il poema dal titolo “Desiderio di un Fauno” op.9, per ritrovarvi tali armoniose sonorità, energia, vitalità e forza, magiche atmosfere che evocano lirismo e passione. Del tutto diverso rispetto alla poetica di  “Desiderio di un Fauno” è  Visioni, poema op.35 n.1, il cui clima inquietante e misterioso evoca nebulosi paesaggi immaginari dai contorni indefiniti, atmosfere prodotte da accordi dissonanti e da scrittura pianistica statica ed essenziale, combinazione che si traduce in una metafisica dolcezza del tutto irreale, anzi surreale.

antonio-trovatoNell’opera del maestro Trovato traspare anche fuoco scoppiettante di legna che arde, faville che si elevano quasi come una preghiera verso l’alto, verso il divino, un rituale quasi, una danza frenetica che richiama alla mente l’idea dello “spirito”, del “Duende” lorchiano, allineabile al concetto classico dell’ineffabile Daimon socratico.  Ho avuto il privilegio di assistere alla demiurgica creazione di due delle sue più recenti composizioni, “Palpiti d’amore” op.52 ed “Elegia” op.53. Ho osservato il maestro pervaso ed “in-vaso” da quella grande emozione che presiede alla creazione artistica e ho percepito la tensione energetica che nella sua opera trova espressione. Come afferma lo spagnolo “cantaor enduendado”Manuel Torres <<tutto ciò che ha tasti neri ha duende>>, quel carattere misterioso attribuibile all’opera  del maestro Trovato, proprietà che non ha nulla a che vedere con la sapienza tecnica né con la disciplina artistica, bensì con la forza da cui il maestro viene “agito” al culmine dell’atto creativo. Riconosco nella sua creazione musicale una valenza riconducibile al pensiero di Platone secondo cui un compositore non è più padrone del proprio spirito ma si trasforma in un ricettacolo dell’ispirazione divina.  Definirei Antonio Trovato un essere leggiadro, mistico, sacro, una creatura alata, un demiurgico creatore di musica perché ispirato da Dio. Giunta al numero d’opus 54, la produzione pianistica del maestro si compone di poemi, parafrasi, studi da concerto, preludi, intermezzi, notturni, tema e variazioni. In relazione a quest’ultima forma spicca l’opera “Poema Leggendario”op.7 n.5 che si compone di un tema originale e dodici variazioni; il tema in “Si minore” preceduto da una introduzione “andante evanescente”, ha un carattere leggendario, epico, narrativo che fornisce al compositore un utile spunto per la realizzazione delle dodici variazioni. Ascoltando la composizione, l’attenzione si focalizza su variazioni del tutto particolari, ad esempio la numero 3 per la sola mano sinistra. L’ascoltatore avrà la sensazione di percepire non una mano bensì tre,  per la complessa  polifonia che il compositore crea in un contesto alquanto arduo per l’esecutore,  per l’andamento agitato della variazione che si conclude con un “presto con fuoco”. La quinta variazione, “prestissimo fantastico”, presenta un’atmosfera dai contorni impressionistici e le rapidissime quartine di semicrome, ove il compositore indica “alato”, danno la sensazione di vivere una dimensione surreale, fantastica, come da indicazione. La nona variazione, “andante visionario”, presenta un carattere ipnogeno grazie all’effetto  prodotto dalla mano sinistra, che ripete in maniera cadenzata e ostinata, l’ultimo “Si”grave del pianoforte, mentre la destra produce una melodia narrativa, conferendo alla variazione un’originalità unica ed un’atmosfera visionaria. Proseguendo l’ascolto delle successive variazioni, nella numero 10, “andantino mesto” il maestro si trova, in maniera spontanea a rendere omaggio a Chopin, con una variazione in ¾ che presenta qualche analogia, soprattutto nella prima parte, con i valzer melanconici del compositore polacco; mentre nella seconda parte della suddetta variazione, “animato”, si evincono le caratteristiche armoniche che contraddistinguono la poetica musicale del maestro Trovato. La grande architettura di questo arduo lavoro pianistico si conclude con la dodicesima variazione finale, “allegro moderato”, che è, come nella tradizione dei grandi maestri che hanno scritto tema e variazioni, quasi una fantasia, e si consta di tre parti; la prima di tipo rapsodico, la seconda “un poco meno mosso” con sonorità da carillon, una morbidezza e un suono pianissimo, quasi evanescente, traghettando l’ascoltatore alla terza parte “presto agitato”, che con le pulsazioni nervose delle terzine e i suoi cromatismi, lo porta verso la stretta finale col vorticoso passaggio in ottave (accelerando più possibile), alla conclusione del pezzo che offre generosamente effetti che impressionano il pubblico per le magistrali acrobazie tecniche che esso presenta.

 trovato-2L’ascolto dell’opera omnia mi suggerisce una similitudine con le melodie dei riti coribantici, in grado di guarire le deficienze dell’anima per mezzo dell’intervento divino.  A qualunque latitudine l’uomo esprime i suoi sentimenti al ritmo della musica, scandendo i momenti della vita con melodie che rappresentano, attraverso una mimesi, il momento vissuto. Si veda l’opera n.54, dedicata al soprano Daniela Dessì,  da pochissimo tempo scomparsa, in cui il maestro celebra l’artista cui si devono grandi interpretazioni e la donna a cui non piaceva far rumore.  Così come Achille canta con la sua lira il dolore per la morte di Patroclo,  anche il maestro Trovato canta con la sua musica una mimesi della realtà, quando consegna alla memoria della carta antica e accogliente, le emozioni della vita di tutti i giorni.

*Ermelinda GattoDottoressa in Lingue e Letteratura Straniere, è studiosa delle tradizioni etno-musico-antropologiche dei popoli del Mediterraneo. Cantante lirica, mezzosoprano si è esibita preminentemente all’estero, dalla penisola Iberica alla Turchia. Diplomata in Canto Lirico presso il Conservatorio di Musica Nicolò Paganini di Genova  e presso la Escuela Superior de Canto de Madrid. Docente di Lingua Italiana, presso la Complutense di Salamanca. Scrive belle cose 


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'Antonio Trovato, pianista e compositore' ha 1 commento

  1. 15 ottobre 2016 @ 0:20 Michele Trionfante

    Ho avuto il piacere di ascoltare il Maestro Antonio Trovato in concerto… Che posso dire ? “fenomenale !” L’articolo è veramente fatto bene, scritto col cuore ed esaustivo.

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