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Leopardi e i giovani

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di  SANDRA V. GUDDO*©

LeopardiDa quando insegnavo ai miei studenti mi pongo alcune semplici quesiti relativi a Giacomo Leopardi, l’insigne poeta nato a Recanati il 29 giugno 1798 e morto a Napoli il 14 giugno 1837. Perché – mi chiedo – egli piace sempre ai giovani e non soltanto a loro ? Qual è il segreto del suo imperituro successo che sfida il tempo senza che questa scalfisca la bellezza del suo poetare ? Come si spiega che Leopardi si presenta ancor oggi ai giovani come uno tra i più avvincenti poeti dal momento che, insieme a pochi altri,  risulta molto letto ed apprezzato ?

Nel supporre che altri si siano posti gli stessi interrogativi ecco il mio punto di vista ed una breve analisi su Leopardi con la quale tento di rispondere a tali domande e spero che ciò venga apprezzato e condiviso.

La poesia del Leopardi è eterna ed universale perché non ha interrotto il legame intrinseco con la Bellezza del Creato che è possibile rinvenire in qualsiasi aspetto della natura sia esso un piccolo “passero solitario” o un “ermo colle” o la “foglia di rosa” o di alloro o ancora la “beltà che splendea negli occhi suoi ridenti e fuggitivi” di Silvia o nella vita operosa di un borgo dopo la tempesta o “prima del dì di festa“.

il giovane leopardi

Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi

Non ho statistiche strutturate che comprovino matematicamente quanti ragazzi apprezzino Leopardi ma so per certo che quando entravo in classe per leggere le sue poesie  gli studenti ascoltavano rapiti in religioso silenzio; so per certo che  il film a lui dedicato “ Il giovane favoloso “ per la regia di Mario Martone con la convincente interpretazione di Elio Germano nei panni di Giacomo, presentato al Festival di Venezia il 16 ottobre del 2014, si è immediatamente imposto all’attenzione di critica e di pubblico, facendo registrare ai botteghini code e posti esauriti anche nei giorni feriali e non soltanto nei fine settimana.

carlo degli esposti“Il giovane favoloso” ha  superato tutti i film usciti nello stesso periodo, battendo perfino il film “ I guardiani della galassia “ un colossal americano costato migliaia di dollari, candidato al Premio Oscar e distribuito dalla Walt Disney Studios. Come se ciò non bastasse sono arrivate dagli istituti scolastici oltre 60 mila prenotazioni del film ( e ancora qualcuno si ostina a dire che la cultura non paga). Di ciò invece è convinto Carlo Degli Espositi, (vedi foto a lato), il produttore del film che ha dichiarato testualmente ai giornalisti “che la sfida per un’offerta alta di cinema è quanto gli italiani chiedono e si meritano”.

Ma Carlo Degli Espositi di quali italiani sta parlando ? Dei giovani ovviamente perché il pubblico che ha visto il film è prevalentemente formato da costoro e ciò non tanto perché siano obbligati dai programmi scolastici allo studio del poeta ma perché realmente Egli esercita su di loro un fascino che, a mio parere, scaturisce dalle vicende personali di Giacomo  che ovviamente ritroviamo nelle sue opere nelle quali evidentemente riversa tutto il malessere esistenziale del suo vissuto.

 Eppure Egli, in tutta la sua vita ha ricercato sempre il piacere in senso lato che rientra in quella visione meccanicistica della realtà e nel sensismo avendo subito il nostro Giacomo anche l’influenza dell’Illuminismo di cui però non ha mai condiviso l’ottimismo e la cieca fiducia nella ragione. Egli, ben consapevole dei  limiti della Ragione umana, rimane irretito in quella visione cosmica che oscilla tra vago, indefinito ed infinito. Dall’incapacità di trovare risposte esaurienti al suo malessere scaturisce in gran parte il pessimismo di Leopardi che, come è noto, attraversa diverse fasi che si allargano dal pessimismo soggettivo a quello storico ed infine perviene , come in una spirale tortuosa, al pessimismo cosmico.

Ma cosa può avere determinato tanto scoramento e tale sofferenza che spesso accompagna la difficile età dell’adolescenza e a volte si trascina penosamente fino all’età adulta? Una prima risposta ci viene data dal difficile rapporto che Giacomo ebbe con la madre: la contessa Adelaide Antici.

melanie klein

Melanie Klain

Il rapporto con la madre è decisivo per la costruzione del Sé, come sostiene con convinzione la psicoanalista infantile  Melanie Klain ( Vienna 1882 – Londra 1960 )  nella sua opera “Invidia e Gratitudine”. La relazione con la madre è determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi dell’adulto; ciò in quanto senza la presenza di una madre “ Buona “ che si prende cura del  figlio, il suo sviluppo fisico ed emotivo sarà gravemente compromesso per sempre. La madre rappresenta per il bambino  l’oggetto primario del desiderio: desiderio di essere amati, coccolati, attenzionati  ma a Giacomo sono mancate da bambino proprio queste fondamentali manifestazioni d’affetto essendo la contessa Adelaide Antici una donna sostanzialmente anaffettiva, bigotta, gretta e meschina, preoccupata soltanto di far quadrare i conti.

Ecco che  questo aspetto della vita di Giacomo, ben evidenziato mediaticamente nel film di cui sopra, attira la simpatia dei giovani alcuni dei quali potrebbero riscontrare, nella vicenda del poeta, la propria esperienza personale di innocenti vittime di madri che non hanno saputo accogliere i propri figli come un dono divino. Non è poi così scontato che una madre sia protettiva nei confronti del proprio figlio, anzi, la cronaca di questi ultimi anni è piena purtroppo di storie maledette di madri che maltrattano i loro figli fino ad arrivare al gesto estremo dell’infanticidio. (Fine prima parte, 1/2)

*Sanda V. Guddo – Dottoressa in Filosofia, specializzazione in Scienze Umane, laureatasi con diritto alla pubblicazione della tesi. Già Docente nei Licei, oggi in pensione. Collaboratrice di diverse riviste e socia di alcune Associazioni presenti sul territorio come “Fare Ambiente”, “Ottagono Letteraio”, “Accademia di Sicilia”. Dal 2014, scrittrice poliedrica di saggi, romanzi, antologie, ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti autorevoli per i suoi meriti culturali. 

 

 

 

 

 


Redazione
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'Leopardi e i giovani' ha 16 commenti

  1. 22 febbraio 2017 @ 10:17 Pasquale Spatola

    Avessi avuto io, da ragazzo, una docente che mi spiegava così la poetica di Leopardi, lo avrei amato di più. Sono curioso di leggere il resto dell’articolo appena dovesse essere pubblicato.

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  2. 22 febbraio 2017 @ 21:00 Irene

    Mi piace il taglio critico che ha dato Sandra Guddo

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  3. 23 febbraio 2017 @ 8:54 Linda Orobello

    Sandra Guddo è sicuramente stata un’ottima insegnante. È vero, dietro ogni artista c’è la sua biografia e da lì scaturisce la sua grandezza. Ritengo fondamentale, quando si insegna e si analizza, partire dal vissuto per giungere all’opera.
    Spero di leggere una seconda puntata sull’intrigante argomento.

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  4. 24 febbraio 2017 @ 11:43 Cinzia Romano La Duca

    L’analisi fatta dall’Autrice mi trova d’accordo in pieno. I giovani, è vero, sono affascinati da questo poeta per i motivi ben esposti. Alcuni lo ricercano poiché lo considerano un complice nel proprio disagio e, si creano un alibi per giustificare la propria gelosia o invidia verso chi considerano più fortunato. Naturalmente quest’ultimo è un mio parere dettato dall’esperienza presso i G.C.E. (gruppi di cooperazione educativa) di Ferrara. Condivido infine anche l’analisi che è stata fatta citando M. Klein e il rapporto con la madre. Si attende di leggere una eventuale continuazione sull’argomento.

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  5. 25 febbraio 2017 @ 15:02 Giovanna Di Gangi

    È vero…Leopardi attecchisce meglio di altri nella mente degli studenti:ho avuto la stessa esperienza. Ringrazio l’autrice del pregiato articolo per aver sollecitato in me la voglia di vedere il film su Leopardi che all’epoca della sua uscita ho perso. Aspetto con ansia la seconda parte dell’articolo ( sempre ché sia in gestazione, ndr)

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  6. 25 febbraio 2017 @ 16:17 Maria Elena Mignosi Picone

    Interessante l’aver messo in luce la correlazione tra la sofferenza del Leopardi e il rapporto con la madre.

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  7. 26 febbraio 2017 @ 12:39 Vito Mauro

    A parer mio, a parte i successi mediatici che possono nascere dalla curiosità e da un lavoro ben fatto, credo che Leopardi sia sempre apprezzato perché ci accompagna nella crescita culturale.
    Inizia con il pessimismo della giovinezza, nato anche dalla prima “noia” giovanile, conseguenza di un mancato impegno sociale che dia soddisfazioni. Ci conduce ai primi “amori” – Silvia – Nerina – Aspasia – con i loro momenti pensierosi e felici. Fino a “innalzarci” a stadi filosofici con “la più sublime, la più nobile tra le fisiche scienze… l’Astronomia”. Il tutto inframezzato da canti e zibaldoni con significati sempre da scoprire.
    Lodevole il costante interesse e la passione trasmessa agli studenti, stuzzica la successiva argomentazione.

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  8. 28 febbraio 2017 @ 10:36 Anna Guddo

    Questo articolo, anche se tratta di un personaggio datato, lo affronta in termini moderni mettendo in risalto la relazione tra i giovani e Leopardi. I temi leopardiani cosi come il rapporto/supporto del Leopardi con la madre aiutano la scrittrice Sandra Guddo a comporre una fotografia sull’importanza della famiglia. L articolo sembra essere una lente di ingrandimento sull’eterna domanda “come essere felici?” La riposta la trovi davvero nel nucleo familiare o non solo? Come ancora ci lascia intendere la nostra scrittrice. Sicuramente questa è un originale interpretazione della ricerca della felicita leopardiana.

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  9. 28 febbraio 2017 @ 11:35 Eleonora Chiavetta

    Anche io come la cara Sandra sono convinta che Leopardi piace ai giovani perché si ritrovano in Lui. Il suo vissuto è la stessa sofferenza di tanti ragazzi di oggi che sono privi dell’affetto materno, fondamentale per la crescita e la formazione. La solitudine porta Leopardi a staccarsi dal quotidiano riversando tutto il suo amore alla contemplazione della natura e di tutto il bello che riesce a cogliere. Il suo pessimismo lo porta a definire la natura matrigna, la sua insoddisfazione lo porta a pensare che tutti gli uomini siano infelici. Sensibilità e solitudine si percepiscono nei suoi versi, quando gioisce per ciò che lo circonda mentre vede il suo vivere senza significato. Leopardi è un romantico perché nei suoi versi vengono fuori i sentimenti dell’animo umano. Oggi tanti giovani vivono il pessimismo di Leopardi, ma le reazioni sono molto diverse, perché la maggior parte si annulla nell’alcool e nella droga.

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  10. 28 febbraio 2017 @ 20:12 Elsa Beninati

    La piacevole lettura di questo articolo fa venire voglia di riprendere in mano gli scritti su Leopardi e di rianalizzarli con spirito diverso.

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  11. 3 marzo 2017 @ 1:51 Francesca Luzzio

    Articolo interessante ed originale nell’impostazione perché non è un’asettica esposizione della filosofia e dell’estetica di Leopardi, quanto una ricerca interattiva, che cerca di carpire le motivazioni che inducono i giovani ad amare Leopardi

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  12. 3 marzo 2017 @ 14:53 Giovanna Fortuna

    Leopardi è stato per me come per molti uno dei miei autori preferiti.Leggevo, da ragazza, con passione, i suoi scritti per cui mi fa molto piacere che l’Autrice lo abbia ripreso in questo suo interessante articolo sottolineando il rapporto con i giovani di oggi. La gioventù odierna sta vivendo un periodo molto particolare e difficile per i molti cambiamenti culturali che si stanno verificando (famiglia-società-lavoro). Allora ci si chiede cosa possa accomunare questi giovani ad un poeta come Leopardi vissuto parecchio tempo fa. Sicuramente è fondamentale in ciò la conoscenza, da parte dell’Autore dell’animo umano e la sua capacità di interpretare e dare voce attraverso i suoi scritti agli eterni sentimenti che in esso albergano. I giovani d’oggi spesso vivono nell’incertezza per un presente poco adeguato a dare loro speranza per la realizzazione dei loro futuri sogni per cui i sentimenti più ricorrenti sono il pessimismo, le contraddizioni, la trasgressione e anche la depressione. Il rapporto con la famiglia oggi sempre meno presente ma soprattutto con la madre è fondamentale per leggere e decifrare i comportamenti giovanili. Mi piace notare come questo punto sia stato particolarmente considerato e messo a fuoco. Io credo anche che i giovani si ritrovano negli scritti di Leopardi perché egli sa descrivere con prepotente efficacia non solo il dolore per una madre poco presente, anaffettiva e dunque incapace di dare loro conforto e amore ma anche perché egli sa cogliere negli adolescenti l’inconsapevole dolore per la necessità di doversi in qualche modo separare e rompere necessariamente il cordone ombelicale che li unisce alle loro madri per potersi autodeterminare e iniziare un cammino in progressiva autonomia.

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  13. 3 marzo 2017 @ 19:15 giuseppe bagnasco

    l’Autrice, in questa sua ricerca, servendosi del mondo romantico del Leopardi che trasla il suo vissuto in versi immortali, tenta di dare una risposta alla precarietà dell’equilibrio psico-fisico dei giovani d’oggi. E lo fa ponendo una semplice domanda: perché i giovani sono affascinati tanto dalle sue poesie? Le spiegazioni, sottolinea la Guddo, le troviamo nel malessere esistenziale del recanatese che sfociano pertanto nel pessimismo e nelle sue tre fasi che passando dal soggettivo, attraverso quello storico, includendo in esso il Proclama di Rimini come inizio del Risorgimento, giunge a quello cosmico, nel travaglio evidenziato nelle liriche si riflettono le crisi odierne dei tanti giovani che soffrono per una carenza affettiva in famiglia e in particolar modo, come nel caso specifico, delle tante madri, per altri versi come quella di Giacomo, che antepongono la vita “esterna” a quella familiare. Altro argomento che intriga i giovani è il forte richiamo alla natura del Leopardi, un richiamo che abbraccia sia il luogo fisico (il passero, la siepe, la luna) che quello spirituale (l’amore, l’amicizia, la vita paesana) ma che uniti a quel malessere della solitudine che angoscia il poeta lo porta alla consapevolezza di non essere riuscito a trovare nel suo “sé” le risposte che cercava. Sandra Guddo, che si riserva di completare questa ricerca in una successiva esposizione, svolge con questo tema di confronto tra il Leopardi e i giovani, un semiocculto lavoro sociologico che, come nel suo Libro “Tacco 12”, indica in realtà una strada da percorrere per esplorare il mondo complesso ed emotivo dei giovani, aiutandoli nella ricerca di se stessi.

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  14. 3 marzo 2017 @ 21:48 Maria Concetta Ucciardi

    Leggere quest’articolo, così ben strutturato, è stato un vero piacere. Riportando testualmente le seguenti parole espresse dall’Autrice : “La poesia del Leopardi è eterna ed universale perché non ha interrotto il legame intrinseco con la Bellezza del Creato che è possibile rinvenire in qualsiasi aspetto della natura”. Tale espressione mi fatto riflettere sul perché il Leopardi mi è molto caro. Un poeta molto apprezzato fin da ragazza, a cui, credo debba attribuire la mia passione per la poesia, pur non rientrando nel pessimismo cosmico, anch’io amo moltissimo la natura.

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  15. 5 marzo 2017 @ 16:59 Annamaria Dispenza

    Questo articolo conferma il valore universale della poesia di Leopardi e del suo pensiero. Giovani e adulti rimangono affascinati dai suoi testi e dalle sue riflessioni espresse nelle varie fasi della sua vita con grande passione e in modo accorato. A partire dal suo contesto familiare, storico, culturale e politico, Leopardi approda a posizioni pessimistiche – come ben spiega l’autrice dell’articolo – che non trovano consensi tra gli intellettuali del suo tempo, e ciò lo rende sempre più incompreso, deluso e isolato. Ma, paradossalmente, alla fine del suo percorso esistenziale, purtroppo breve, il poeta si apre ad un messaggio positivo e pieno di speranza che affida al bellissimo testo “La ginestra”: l’uomo può trovare la sua salvezza nella bellezza, nella poesia, e nella solidarietà tra gli uomini. In conclusione il suo è un messaggio d’amore che, proprio perché gli è mancato, vuole suggerire e donare a tutti con la sua magnifica poesia e il suo grande e sofferente cuore.

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  16. 5 marzo 2017 @ 17:55 Irene Foderà

    Condivido che i giovani si sentono più vicini a Leopardi perché forse nella ricchezza della sua lirica essi si ritrovano, per qualche aspetto. Condivido la lettura del ruolo della madre, ed il fondamentale rapporto manchevole d’amore che ha segnato la concezione di Leopardi dell’umano e che gli ha fatto scrivere “…Consolarlo dell’umano stato, altro ufficio più grato non si fa de parenti alla lor prole”.

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