Periodico di cultura fondato a Palermo nel 1901

Giacomo Leopardi e i giovani
il perché di un naturale trasporto

Articolo inserito da il
1.462 letture, 11 commenti

Stampa

di SANDRA V. GUDDO* ©

Seconda ed ultima parte dello studio sul grande poeta recanatese.

Che dire poi del conflitto generazionale che caratterizza la maggior parte dei rapporti “genitori – figli” nell’età adolescenziale che spesso si concretizza nel desiderio dei giovani di contrapporsi agli anziani con atti più o meno palesi di contestazione e nel bisogno di allontanarsi, perfino fuggire lontano dall’odiato “borgo natio”, ovvero la propria casa, come esplicitamente Giacomo scrive in una lettera del 1817 “ Qui tutto è morto, tutto è insensatezza e stupidità. Letteratura è un vocabolo inudito. “

Allontanarsi per andare a vivere in una grande città: Roma per esempio per sperimentare l’ebbrezza di una vita autonoma provando a se stessi che si è capaci di farcela da soli senza il sostegno dei genitori. Chi tra noi, chi tra i giovani non ha mai provato tale desiderio ? Londra, Parigi, Berlino, New York, Sydney sono le mete preferite dai nostri giovani ! Finalmente nel 1819, Giacomo tenta la fuga da Recanati ma scoperto dal padre: il conte Monaldo, con il quale tuttavia aveva un rapporto costruttivo, è costretto a rimanere. Soltanto a 25 anni gli sarà consentito andare nella città eterna da cui rimane profondamente deluso e se ne allontana per recarsi a Milano, Bologna Firenze ed infine a Napoli dove morirà confortato dall’amico Ranieri. Dunque per molti versi Giacomo è una figura con la quale è possibile identificarsi, magari per piangersi un po’ addosso.

La formazione del Sé come coscienza autocritica che ognuno di noi attraversa più o meno consapevolmente segnando il passaggio dall’adolescenza alla maturità, in Giacomo avviene in modo traumatico in quanto Egli, dotato di particolare sensibilità, prende coscienza, lentamente ma con crescente convinzione, dell’inganno che la Natura ha perpetrato ai suoi danni e ai danni dell’umanità intera svelando il suo vero volto: non Madre benigna ed amorosa  come non lo fu per lui sua madre Adelaide Antici, ma “Matrigna” malvagia che illude e disillude non rendendo poi “quel che promette allor”. Ma è certamente la narrazione del primo amore giovanile ad affascinare i giovani che proprio a questa età stanno sperimentando le prime esperienze amorose e i turbamenti legati alla fase dell’innamoramento. Silvia diviene così il simbolo dell’amore giovanile fatto di sguardi “ ridenti e fuggitivi “ mentre la sua amata “ lieta e pensosa  il limitar di gioventù “ saliva. La poesia composta tra il 18 ed il 20 aprile del 1828,  segna tra l’altro il passaggio dalla fase erudita della produzione letteraria di Giacomo alla sua attenzione per il Bello. “ Quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi”. Una poesia etichettata come una testimonianza pregnante del Romanticismo che caratterizzò la prima metà dell’800; in verità  la sua è una poetica eterna che soltanto per comodità viene incasellata nel quadro letterario  di riferimento, noto appunto come Romanticismo “Lirico–Soggettivo”, in contrapposizione al Romanticismo di Alessandro Manzoni che viene definito “Storico–Oggettivo”.

Oggi nessuno vuole più essere considerato romantico e sentimentale: la giungla pietrificata nella quale ormai siamo costretti a vivere dove vige il relativismo etico più incontrollato, impone di essere dei “duri” per non soccombere alla violenza delle nostre città dove sembra essere in atto una perpetua guerra di tutti contro tutti o come affermava Thomas Hobbes ( 1558 . 1679 ), “Bellum omnium contra omnes”.

Resto tuttavia convinta che siamo tutti in errore perché il Sentimento come già aveva affermato Emanuele Kant nella sua “ Critica del Giudizio” ha la stessa dignità della Ragione e dell’Intelletto; il Sentimento non è la loro sorella minore, non è un’attività prelogica di secondaria importanza ma ha un valore di conoscenza immediata che ci può guidare, se soltanto le diamo ascolto, ad essere più umani, più solidali con gli altri, dotati di pietas verso chi soffre impedendoci di compiere atti infami contro i deboli e gli indifesi.

Non dobbiamo soffocare i sentimenti per paura di essere giudicati dei rammolliti; purtroppo i nostri ragazzi vogliono apparire spregiudicati e pronti a tutto pur di essere accettati dal loro gruppo di riferimento che li spingerà, se non altro per emulazione, a compiere atti di bullismo. L’educazione sentimentale è fondamentale per non dimenticare che siamo res cogitans oltre che res exstensa e che come tali dobbiamo ricordarci che  l’uomo ha origini divine, è creatura che anela all’infinito perché egli è consapevole di essere soltanto una piccola parte dell’universo senza confini nel cui pensiero è facile perdersi e “naufragar”. Ecco, Giacomo Leopardi sa parlare ai giovani con il linguaggio poetico che è un linguaggio universale dove emerge il bisogno di entrare in contatto con quella parte divina che è in ciascuno di noi.

Per concludere, Giacomo Leopardi piace tanto ai giovani perché Egli è l’antieroe per eccellenza per la sua avanzata miopia, per il suo fisico malaticcio e la sua gobba, per il suo temperamento di introverso e solitario spesso sconfortato per non dire disperato senza il conforto della Fede; eppure la sua statura umana e poetica è immensa e tutto ciò non sfugge ai giovani e li fa sperare che anche loro, con tutti i loro limiti, ce la possono fare. Giacomo viene così percepito come un eroe che, nonostante tutti i suoi problemi di salute, familiari e relazionali, sociali ed economici, non ha mai accettato compromessi né ha ceduto alla volontà di chi voleva per lui un destino diverso ( ricordiamoci che il padre voleva per lui la carriera ecclesiastica).  Un eroe dunque per i giovani che lo hanno preferito ai moderni eroi di latta che combattono con spade infuocate perché Giacomo può insegnare a tutti noi che è giusto coltivare i propri sogni e lottare per la loro realizzazione.

Egli ha preferito combattere la sua battaglia con la parola vincendo così la sfida contro il tempo; perciò vorrei concludere questo mio intervento con una frase della poetessa americana Emily Dickinson ( 1830 -1866 ) alla quale vorrei che tutti quanti insieme facessimo grande attenzione “ non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una , e la guardo, fino a quando non comincia a splendere”.(2/2 FINE)


Redazione
Biografia


'Giacomo Leopardi e i giovani' ha 11 commenti

  1. 8 marzo 2017 @ 8:58 Luana

    Ottima recensione, riesce a spiegare e rendere attuale il pensiero di un poeta come Giacomo Leopardi la cui poetica non mi era mai stata spiegata cosi chiaramente

    Reply

  2. 8 marzo 2017 @ 10:01 Pasquale spatola

    La seconda parte va a completare l’ analisi acuta e intelligente sul mondo dei giovani che trova forti riscontri nella poetica di Leopardi, tanto amato dai giovani. Grazie per questo splendido articolo molto originale e autentico di cui non vi è traccia in alcuna antologia

    Reply

  3. 8 marzo 2017 @ 11:13 Annamaria Dispenza

    La seconda parte dell’articolo di Sandra V. Guddo pone l’accento su un aspetto importantissimo della poesia di Leopardi, la sua capacità di dare voce ai quesiti esistenziali dei giovani e che non riescono ad essere espressi con chiarezza, da una parte per la difficoltà di dare un nome ai propri moti dell’animo, dall’altro per il pudore che spesso li blocca e li inibisce. Leopardi ha ricevuto questo dono, quello di sciogliere nel canto le proprie angosce e i propri dolori (v. anche Ungaretti) e di aiutare tutti noi a riconoscere in lui e nei suoi versi la nostra umanità. La lettura del nostro poeta invita quindi i giovani a confrontarsi con se stessi e a cercare una risposta alle proprie domande: aiutiamoli a scandagliare il loro animo e a vivere pienamente la vita qualunque sia la risposta a cui si approda.

    Reply

  4. 8 marzo 2017 @ 12:01 Irene

    Bellissima anche questa seconda parte consiglio a tutti di leggerlo

    Reply

  5. 8 marzo 2017 @ 12:32 Cinzia Romano La Duca

    Tutto ciò che viene espresso in questo articolo è molto preciso e reale: Le analisi sono sempre frutto di studi approfonditi sia letterari che psicologici. Vorrei aggiungere solo che, ogni tanto, noi adulti dovremmo fare “mea culpa” poiché spesso non consideriamo che il linguaggio e l’atteggiamento comportamentale dei giovani è complesso e di difficile interpretazione. Dovremmo riuscire a trovare una chiave di comprensione più adeguata a loro più che al nostro modo di essere…del resto anche noi siamo stati, a suo tempo, ribelli e arroganti con desideri di evasione e cambiamenti comportamentali, in seguito ridimensionati grazie all’esperienza personale e collettiva. Oggi più di allora i giovani sono disorientati, fragili, insicuri e impauriti del futuro. Cosa possiamo fare per proteggerli, in un momento politico così incerto e in un mondo dove l’odio aumenta in maniera esponenziale? Il Sentimento non basta e, come è stato sottolineato, il relativismo etico non si riesce a controllare. Che fare?
    Colgo l’opportunità di segnalare che nel brano “The morns are meeker than they were” si trova la trasposizione in musica della poesia “Autumn” della Dickinson cantata da Malika Ayane. E, molte altre poesie della stessa poetessa son state musicate.

    Reply

  6. 8 marzo 2017 @ 13:02 Maria Elena mignosi

    Apprezzo il parallelismo tra il conflitto generazionale dei giovani di oggi è di Giacomo Leopardi. Bellissimo il riferimento all’ educazione sentimentale

    Reply

  7. 10 marzo 2017 @ 8:30 Giovanna Fortuna

    Questa seconda parte conferma ancora una volta l’approfondita conoscenza della lirica leopardiana ma anche una acuta sensibilità nei confronti dei giovani di cui si conoscono le profonde inquietudini. Mi piace inoltre sottolineare il substrato culturale a cui fa riferimento l’autrice di questo articolo che va in maniera trasversale, oltre la conoscenza letteraria, filosofica e psicologica nazionale. Pregevole lavoro !

    Reply

  8. 10 marzo 2017 @ 18:32 Francesca Luzzio

    La seconda parte dell’articolo focalizza il tema del rapporto genitori-figli, sempre attuale e spessissimo conflittuale a causa del mutamento dei contesti socio-economici e culturali. Ma la formazione progressiva della propria identità, come confluenza di ragione e sentimento educati dall’esperienza, portano ad una maturità consapevole che induce al rifiuto, come in Leopardi o all’accettazione della realtà, quale essa si pone nella sua finitezza, o nella trasfigurazione che al reale riesce a dare la fede. A prescindere da tutto questo, i giovani amano Leopardi perché egli appare ai loro occhi, come sostiene Sandra Guddo, un eroe, che, sebbene sconfitto, ha saputo trovare nella parola poetica, la catarsi all’angoscia e al dolore.

    Reply

  9. 11 marzo 2017 @ 7:58 giuseppe bagnasco

    L’Autrice, in questa seconda parte, completa la comparazione dualistica tra le condizioni “scettico-estatici” dei giovani d’oggi e quelle del romantico “lirico-soggettivo” del giovane Leopardi e ciò giusto nel bicentenario dei suoi diciott’anni. E lo fa -la Letterata palermitana – focalizzando il suo pensiero su tre aspetti: il desiderio di evasione, il simbolismo metaforico e la forza del sentimento. Diciamo subito che i ragazzi di oggi, come il Recanatese, desiderosi di emancipazione fisico-culturale, aspirano a slegarsi dal cordone ombelicale della famiglia in un periodo della loro vita che rimarca il passaggio dall’idealismo concettuale al precoce pragmatismo materiale. E, come afferma efficacemente la Scrittrice, prigionieri di un mondo che vedono senza futuro, si identificano nel Poeta che ritengono un antieroe e, come Lui, azzoppati nelle speranze, cercano nell’evasione l’identità di se stessi. Sandra Guddo esamina anche il simbolismo metaforico racchiuso emblematicamente in quella lirica d’amore assurta a simbolo internazionale del sentimento: “A Silvia”. E’ in questa lo struggente ricordo di una vita che non c’è più (la scrive a trent’anni) traendovi spunto per imputare alla Natura l’origine dei suoi mali. Un tradimento simile a quello patito dai giovani d’oggi dalla Società che riserva loro un amaro futuro. L’ultima considerazione, la Nostra, la riserva al valore del sentimento che ritiene non inferiore alle virtù della Ragione e dell’Intelletto ed è col valorizzare questo che invita i giovani a non demordere nei loro sogni specie in una società che ha fatto del progresso-regresso altamente teconologico un viatico di esasperato materialismo volto ad un rovinoso declino. Questo in definitiva il messaggio messianico di Sandra V. Guddo che assuge a valore prettamente etico. Infine ci si conceda di aggiungere un’ultima nota. Da qualche tempo, forse per surrogare e normalizzare un mondo che la Natura (anche nel supporto biblico) non ha mai concesso, si tende ad esasperare, allo scopo di nobilitarla, la presunta omosessualità del Leopardi ricercandola nel suo amichevole rapporto col napoletano Antonio Ranieri, La locuzione “ti amo” rinvenuta in una lettera diretta all’amico non va oltre un affettuoso saluto al pari dell’odierno “un bacio” con cui chiudono le telefonate i nostri ragazzi. Niente di più.

    Reply

  10. 11 marzo 2017 @ 9:56 Eleonora Chiavetta

    Uno studio profondo di Sandra sul grande poeta, la cui formazione è stata fondamentale per la sua crescita. Non gli sono mancati gli studi e quindi la cultura ma gli è mancato l’amore materno che lo ha segnato in modo profondo. Il dolore, la sofferenza, quando c’è tanta sensibilità, portano il pensiero a librare verso il bello che pensiamo non appartenerci. A quell’età si idealizza tutto e con le negatività iniziano le delusioni e tutto sembra irreparabile e si spera in un mondo diverso. Per Leopardi la felicità è impossibile, la vita è solo dolore, si percepisce sempre il bisogno di affetto, questo grande vuoto, presente nei giovani di oggi, la stessa voglia di fuggire, lasciare tutto, vedere mondi nuovi. Per il poeta il desiderio di andare a Roma, poi realizzato, sarà una delusione. La causa dell’infelicità è la natura che considera prima benigna ma poi diventa matrigna perché delude. Prevale nei suoi versi una grande malinconia, la nostalgia del passato. La vita dà solo piaceri momentanei. L’insoddisfazione che c’è in Leopardi è presente nella maggior parte dei giovani che hanno bisogno dell’ascolto, del dialogo. Siamo stati giovani anche noi, con gli stessi problemi, cerchiamo di comprendere.

    Reply

  11. 25 settembre 2017 @ 19:39 Patrizio221

    E’ del 1819 un primo tentativo di fuga che fallisce miseramente di fronte all’opposizione del padre, ma già in quegli anni Leopardi elabora, nelle pagine dello Zibaldone, una teoria del piacere, dei sensi, del godimento corporeo che è assolutamente incompatibile con l’ortodossia cattolica e religiosa di quel tempo.

    Reply


Vuoi scrivere cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


L'editoriale è firmato da: Consiglio

Amministrazione