Periodico di cultura fondato a Palermo nel 1901

Serpotta, Magister Stuccator
Un profilo

Articolo inserito da il
159 letture, nessun commento

Stampa
di FRANCESCA M. ZIMMARDI ©

L’interessante mostra “ Serpotta e il suo tempo”, attualmente in corso presso l’Oratorio dei Bianchi a Palermo, porge l’occasione di ricordare la figura di un  Palermitano che ha dato lustro alla nostra amata Città.

Nato a Palermo il 10 marzo 1656 nel quartiere della Kalsa, Giacomo Serpotta aveva il futuro segnato: avrebbe fatto il “marmoraro” , lo scultore, come il padre, il nonno e gli altri parenti. L’apprendistato presso la bottega paterna venne interrotto a causa della precoce morte del genitore, sicché il giovane Giacomo continuò ad imparare il suo mestiere presso altre botteghe, soprattutto di stuccatori.

Lo stucco, molto più economico del marmo, veniva impiegato per le decorazioni di interni: costituito soprattutto da gesso, polvere di marmo, colla di pesce ed altri umili materiali, veniva versato dentro stampi in gesso e dopo la solidificazione modellato e lucidato con uno straccio spalmato di cera.

La mente ingegnosa dell’apprendista trasformò un semplice artigiano in un grande artista, creatore di eterne opere d’arte che adornarono chiese e oratori palermitani. Egli infatti ebbe la grande intuizione di elevare lo stucco da mero elemento decorativo, cornice di opere d’arte, a protagonista assoluto; trasformò, nobilitandoli, gesso e polvere di marmo che, uniti insieme con un particolare procedimento e sottoposti a lucidatura,  diedero vita a statue che, in quanto ad espressività e bellezza, non avevano nulla da invidiare alle più nobili sorelle marmoree.

Giacomo Serpotta, l’artista  eccezionale che firmava con una serpe le proprie creazioni, ebbe la fortuna di poter esprimere il suo talento nel periodo, tra  la fine del Seicento e la prima metà  del Settecento, che vide all’opera, a Palermo, l’architetto Paolo Amato, colui che seppe raccogliere sotto la sua guida i più grandi artisti, artigiani e le maestranze che operavano in quel tempo nella Città, esaltando le loro abilità e competenze.

Fu un’epoca splendida, quella del trionfo dal barocco, che vide la fioritura di chiese ed oratori che diedero lustro alla Città, manifestando la grandezza ed  il potere della classe nobiliare (che da feudale passava a viceregia), degli Ordini religiosi, delle Congregazioni e delle Confraternite, espressioni della Controriforma che riaffermava la centralità della fede cristiana nel contesto politico e religioso.

Le vie di Palermo pullulavano di botteghe attivissime dove pittori, maestri argentieri, corallari ( che non avevano nulla da invidiare a quelli di Trapani), stuccatori lavoravano a pieno ritmo per soddisfare le esigenze dei committenti, nobili o prelati, accomunati dal desiderio del lusso con il quale manifestare il loro potere.

Giacomo Serpotta operò soprattutto a Palermo, ma il suo tocco si rivelò anche a Monreale e Castelbuono. Il “Magister Stuccator” lasciò la sua testimonianza in molte chiese palermitane: Casa Professa, San Giuseppe dei Teatini, Sant’Agostino, Santa Ninfa dei Crociferi, San Matteo al Cassaro, dove fu sepolto dopo la sua morte avvenuta il 27 febbraio 1732.

Ma fu negli Oratori che si rivelò maggiormente il genio serpottiano. L’Oratorio di Santa Cita, quello di San Lorenzo, dell’Immacolatella, l’ Oratorio del Rosario di San Domenico sono davvero un’esplosione di forme e simbolismi, nel bianco tenero e flessuoso  del gesso trasformato in marmo.

Episodi della vita di Cristo e della Madonna, scene delle vite dei santi, come ad esempio il martirio di San Lorenzo, le figure allegoriche delle virtù teologali, come ad esempio la Fede e  la Carità, “parlano” dalle pareti riccamente decorate con bianchi stucchi.

Le figure femminili dai dolci visi e dagli abiti riccamente  drappeggiati, dalle aggraziate movenze caratterizzarono l’opera serpottiana, come i deliziosi  puttini che talvolta giocano tra loro, sdrammatizzando la serietà degli ambienti.

Se il grande Giacomo Serpotta avesse espresso la sua arte in grandi città come Roma o Parigi, avrebbe certamente raggiunto quelle vette eccelse che Palermo, pur tributandogli la giusta fama, forse non fu in grado di ottenergli.

E purtroppo nessuno dei. suoi allievi e lo stesso figlio Procopio, frutto di una relazione non  suggellata dal matrimonio,  riuscirono ad eguagliare il genio di un artista che seppe elevare lo stucco, umile materia decorativa, al livello di vera e propria opera d’arte.


Redazione
Biografia


'Serpotta, Magister Stuccator' non ha commenti

Commenta per primo!

Vuoi scrivere cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


L'editoriale è firmato da: Consiglio

Amministrazione