Periodico di cultura fondato a Palermo nel 1901

Cultura: che significa ?
Una interessante indagine "culturale"

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di SANDRA GUDDO © –

Tutti sanno che la Cultura, dal latino colere, nella forma del participio passato, significa coltivare. Crediamo che ciò renda efficacemente l’idea che la Cultura è un continuo processo di apprendimento del“sapere”e del “sapere fare “che non può essere trascurato, ma, che debba essere coltivato per l’intero arco della propria vita e trasmesso, come patrimonio, di generazione in generazione.

A tal proposito, non possiamo trascurare la lezione pragmatica di Francesco Bacone, filosofo inglese, vissuto tra il 1561 e il 1626, il quale affermava che l’uomo più sa e più può! Nell’ottica pragmatica, ha un forte significato connotativo, parlare di cultura settoriale e specializzata in un settore del sapere ben delimitato.

Da tale premessa scaturisce la definizione che la Cultura sia la sedimentazione, l’amalgamazione degli studi fatti, del baglio esperienziale vissuto, delle frequentazioni e dei rapporti interpersonali e sociali che hanno caratterizzato l’esistenza di ciascun individuo. Tutto ciò andrà poi ad integrarsi con la nostra personalità, determinando il nostro stile di vita ed i nostri comportamenti in pubblico ed in privato ( ed insisto sul privato).

Inevitabilmente, il nostro ragionamento ci porta ad affermare che la Cultura è meritocrazia e determina una naturale scala di valori che vede, in cima, un aristocratico isolamento. Condividiamo dunque la posizione di Schopenauer allorché sostiene che “All’uomo, intellettualmente dotato, la solitudine offre due vantaggi: prima di tutto di essere con se stesso e, in secondo luogo di non essere con gli altri” ; per di più, in un altro passo, il filosofo  tedesco ci ammonisce “Il grado di socievolezza di ciascuno, sta in rapporto inverso al suo valore intellettuale”.

La vera Cultura, questa misteriosa Signora, non può mai essere di massa perché ci sarebbe quasi una contraddizione nei termini. La cultura è “Coltura”  del  “Particulare” o del proprio orticello recintato, il cui accesso è possibile soltanto allo sparuto gruppo di amici, con i quali si avverte l’esigenza di condividere il proprio sapere, senza ostentazione o ricerca di adulazione. Ma in questi ultimi decenni, nell’epoca del post modernismo, il concetto di cultura, così come l’abbiamo svelato, ha subito delle profonde modificazioni: oggi infatti si parla di “cultura di massa

Che cosa è la Cultura di Massa ? Con lo sviluppo della Semiotica e la crescente attenzione ai problemi che attraversano le società, il concetto di cultura è stato applicato alla Sociologia, all’Antropologia e all’Etnologia. Soprattutto, quando si parla di Etnologia, il discorso diventa più coinvolgente e ci interessa da vicino perché l’etnologia non è altro che l’insieme di quei valori che sono fondanti per un popolo: la sua storia locale, le sue tradizioni, usi e costumi, il suo cibo, le sue peculiarità che lo rendono unico nel contesto planetario, proprio per tali differenziazioni che devono essere viste come una risorsa da salvaguardare, a fronte di un crescente e strisciante processo di depauperamento, livellamento, appiattimento ed omologazione delle differenze che è attualmente in corso a livello planetario!

Le peculiarità dei popoli sono seriamente minacciate dalla cultura di massa; occorre perciò abbandonare certi comportamenti acritici e costruire un baluardo  di resistenza contro i nuovi burattinai del poteri occulti, nascosti dietro le potenti organizzazioni multinazionali e le lobby economiche e finanziarie.

La cultura di massa, in verità, ha qualche aspetto positivo perché ha reso possibile l’innalzamento culturale di larghi strati della popolazione mondiale, mediante i moderni mezzi di comunicazione ( radio, giornali, cinema e televisioni, internet), ma ha anche contribuito alla cosiddetta globalizzazione che non è soltanto un fenomeno economico e finanziario ma è anzitutto un fenomeno valoriale e culturale. Ed è questo che fa più paura: assistere quasi del tutto impotenti al diffondersi di mode, gusti, abitudini e stili di vita condizionati dalla pubblicità che, con i suoi messaggi subliminali, impone i prodotti della globalizzazione a scapito delle  migliori tradizioni, anche gastronomiche, oltre che delle economie locali, strette e soffocate da imponenti centri commerciali, i cui manovratori sono società finanziarie dei quali non si conosce neanche la sede.

Assistiamo così alla Mercificazione dell’Individuo che ha valore soltanto in quanto Consumatore di quei prodotti che, attraverso massicce e globali campagne pubblicitarie, vengono proposte alla popolazione, indirizzandone i gusti, modificando i comportamenti,  annullando le loro coscienze ed attivando quella che è stata definita da Zygmund Bauman( 1925 / 2017 ) “la Bulimia del Consumismo“.

Bauman ha scritto tutta serie di opere sulla società liquida, individuata come post moderna, propria di questo millennio, che si è sostituita prepotentemente alla società solida del Novecento, società del modernismo. Ma già nel 1959, lo statunitense Vance Packard con il suo libro “I Persuasori Occulti“aveva delineato efficacemente il fenomeno del Consumismo e della Cultura di massa. I persuasori occulti hanno lo specifico compito di soffocare con  i loro messaggi subliminali, i potenziali consumatori, i quali, resi ormai individui lobotomizzati e non più consapevoli, procedono all’acquisto e al consumo sempre più frenetico ed acritico di certa merce anziché altra, spesso a scapito dei prodotti locali e delle economie del luogo.

In una società siffatta, si impongono nuovi valori che poi non sono tali: Apparire e Consumare. Salire sulla giostra della vanità, per Apparire è più importante che Essere. Spesso perciò l’individuo per apparire ha bisogno dell’auto che, in fondo, non gli serve realmente, o, del cellulare di nuovissima generazione e di tanti altri oggetti il cui bisogno è, in realtà, stato indotto dalle industrie con imponenti campagne pubblicitarie. Ci si è dimenticati che una volta c’era una netta distinzione tra i bisogni primari e bisogni secondari: ora tutto è volutamente centrifugato e ogni cosa ha perso i suoi confini chiaramente tracciati. Gran parte della responsabilità va attribuita alla società, definita da Bauman, “liquida” in quanto tutto è diventato fluido: persino i partiti e le ideologie non sono più chiaramente identificabili. Lo stesso valore, che attribuiamo alla democrazia, sembra essere in crisi, in quanto le moderne democrazie, pilotate da poteri supernazionali e sovrastatali, si sono ridotte, in qualche caso, in palcoscenici della menzogna!

Tutto ciò,  in qualche modo, ci ha privati del senso di appartenenza ad una comunità, rendendoci ” precari” cittadini del mondo.  Sì Precari!

Il processo di precarizzazione, infatti, non riguarda soltanto i giovani e il loro futuro lavorativo, ma la società tutta che, avendo perso i punti di riferimento valoriali e quelli della migliore tradizione, ci ha lasciati sbandati, in preda ad un accanito “individualismo”, dove si è perso il senso della “comunità”e ogni uomo è diventato “lupushomini “. Ne consegue che il sentimento più diffuso, nella cultura di massa, sia la paura. L’altro viene visto sempre come un potenziale nemico che minaccia la tua sicurezza, che vuole impossessarti dei tuoi beni, che vuole rubarti il lavoro!

 Quindi vediamo che la società del passato, basata anche sul valore della Comunità , ha ceduto il posto al Relativismo etico, all’Individualismo più sfrenato, dove anche i sentimenti sono diventati liquidi, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti!

A questo punto, riteniamo che indignarsi non basta: occorrono soluzioni e ricette che ci riportino alla cultura della solidarietà e ad un mondo più a misura d’uomo.

Ma questa è un’altra storia!


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'Cultura: che significa ?' ha 2 commenti

  1. 13 ottobre 2017 @ 9:43 Pasquale

    Una analisi lucida che mette in evidenza i pericoli della cultura di massa. Brava come sempre ed è un piacere leggere gli articoli di Sandra

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  2. 13 ottobre 2017 @ 10:23 Irene

    Come sempre interessante e affascinante nn sbaglia un colpo la nostra scrittrice continua così la cultura è fonte di vita

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