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Andy Warhol a Palazzo Sant’Elia
La mostra che celebra l'artista della Pop Art.

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di ALBERTA RONDINI

Palazzo Sant’Elia ospita la mostra dedicata al genio della Pop Art americana: “Andy Warhol. L’arte di essere famosi”.

Prospetto del Palazzo Sant'Elia

Prospetto del Palazzo Sant’Elia

L’evento, organizzato dalla Rosini Gutman Foundation e dalla Fondazione Sant’Elia, presenta un’ampia selezione di circa 180 pezzi, tra opere uniche, multipli e oggetti d’arte comprendenti parte del percorso artistico e iconografico dell’artista, dal 1957 al 1987, anno della sua morte.

Per Andy Warhol La pop art è un modo di amare le cose, l’arte va non solo consumata ma anche replicata all’infinito, mutando i contorni ma non i temi, accendendo e spegnendo i colori. Una delle elaborazioni più efficaci di Warhol che ha sconvolto il mondo dell’arte è il ritratto in serie e le serigrafie ed ecco spiegati lavori come Mao, Marilyn Monroe, Mick Jagger, Liza Minnelli e la principessa Diana.

Nel percorso espositivo sono state inserite alcune opere inedite come gli “Space Fruits”, di cui lo stesso Warhol descrive la realizzazione nei suoi diari, una serie di “Dollars Bills” di varie misure e ancora “Fish”, “Candy  Box”, “Drag Queen”, “Kiku”, “Dress” oltre a molte cover discografiche e numeri di “Interview”, la rivista fondata da Warhol a New York.

Tra gli altri dipinti da non perdere The Flowers e Ladies and Gentlemen i cui protagonisti sono persone sconosciute e poi tante icone come le bottiglie di Coca Cola e le lattine di Zuppa Campbell’s,diversi preziosi libri, come l’“Index Book”, firmati dallo stesso Warhol e le “ricette” di Suzie Farkfurt “Wild Raspberries”, libro realizzato “a mano” con l’aiuto della madre Giulia Warhola.

In mostra anche le immagini di alcuni documenti personali di Andy Warhol: dal passaporto a una delle sue prime pagelle, alcuni strumenti di lavoro e il foglio di ricovero ospedaliero dopo l’attentato subito nel1968 unitamente al suo compagno di allora, Mario Amaya, da parte di una femminista e frequentatrice della “Factory”, Valerie Solanas.

In una sala che fa parte del percorso espositivo, saranno proiettati video d’arte sull’artista e sulla Factory. Nel bookshop sono disponibili un ricco catalogo espositivo e vari gadget.

L’Andy Warhol Collection arriva a Palermo dopo aver viaggiato nel corso di dieci anni in tutto il mondofacendo tappa a Montecarlo, Lugano, Andorra, Barcellona, Spoleto, Trieste, Cordoba, Palma de Maiorca, Pescara, Taipei e Kaohsiung nella Repubblica di Taiwan, San Marino, Ascoli Piceno, Aosta, Bologna, Düsseldorf.

All’esposizione collaborano alcuni allievi del Liceo Artistico “Eustachio Catalano” guidati dai loro tutors.Due classi del corso di design sono state impegnate nell’allestimento mentre altre quattro classi sono coinvolte nelle visite guidate. Sono previsti laboratori didattici per le scuole a cura della cooperativa Palma Nana.

La mostra rimarrà visitabile fino al 7 gennaio 2018 dal martedì al venerdì dalle 9:30 alle 18:30, sabato e domenica dalle 10:00 alle13.00 e dalle 16.00 alle 19:00Lunedì chiuso.

Palazzo Celestri di Santa Croce e Trigona di Sant’Elia.
Il Palazzo del Marchese di Santa Croce e Trigona di Sant’Elia, derivato da una preesistenza cinque-seicentesca, assunse l’attuale configurazione dopo il 1756 in seguito alla decisione di Giovanbattista Celestri di ampliarlo in direzione della “Strada Nuova”, l’odierna Via Maqueda, aperta per sventramento del tessuto medievale dal 1600. Tale apertura diede luogo a uno sviluppo urbano di grande importanza con l’edificazione d’importanti edifici privati e religiosi. Il marchese di Santa Croce chiamò l’architetto Nicolò Anito, ingegnere regio, per la direzione dei lavori. La facciata principale, con i suoi 75 metri di prospetto, fu eretta su via Maqueda e occupò il posto di alcuni corpi bassi e del giardino. Nel 1759 Giovanbattista Cascione assunse la direzione del cantiere e sotto la sua guida, l’immobile diventò uno degli edifici più imponenti di Palermo. Le successive vicende storiche e finanziarie della famiglia condizionarono quelle del palazzo.
Con il terremoto del 1823 il Palazzo Senatorio fu gravemente danneggiato e Giovanbattista Celestri (pronipote del fondatore) affittò il quarto nobile del palazzo al Senato. Nel 1829 il Senato lasciò il palazzo che negli anni quaranta divenne sede del Reale istituto per l’incoraggiamento d’Agricoltura, Arti e Manifatture. Giovanbattista non ebbe figli maschi e la figlia Marianna morì nubile lasciando erede il cugino Romualdo Trigona principe di Sant’Elia che vi abitò dal 1870 al 1877. Alla sua morte il patrimonio fu espropriato per i debiti contratti. In seguito i figli riuscirono ad aggiudicarsi alcuni beni espropriati e nel 1921 decisero di vendere la parte rappresentativa ai fratelli Lima. Il palazzo nel frattempo aveva avuto altre destinazioni tra le quali quella di Amministrazione delle Ferrovie e Negli anni ’50 sede della scuola media “G. Verga”, fino a cadere progressivamente nel totale abbandono. Nel 1984 l’Amministrazione Provinciale lo acquistò dai fratelli Lima. I lunghi lavori di restauro hanno permesso di ridargli vita. A Febbraio 2013 è stato concesso in uso alla Fondazione Sant’Elia, che l’ha reso fruibile al grande pubblico come Sede espositiva per mostre temporanee.

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