Periodico di cultura fondato a Palermo nel 1901

Ricordo di Lino Piscopo
a due anni dalla sua dipartita

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di GIGI CONSIGLIO*

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La notizia con cui veniva comunicata la partenza            per il 10 di agosto 1965

 

Mezzo secolo è passato da quando, proprio durante i giorni d’agosto, due giovani palermitani, Piscopo e Cavallaro, a bordo di un’Opel Kadett si imbarcavano in un’avventura che avrebbe impensierito nei giorni a seguire i loro cari. Si trattava di un raid che sarebbe durato un paio di settimane lungo le antiche carovaniere che attraversavano la Tunisia, parte dell’Algeria e il Marocco. Sponsor della bizzarra ma romantica impresa, chiamata appunto “Trans-Sahara raid” e che riecheggiava quelle pionieristiche d’antan, era “TELESTAR” un nuovo quotidiano palermitano che insidiava con inchieste e cronaca la leadership della vecchia testata del mattino e di quella pomeridiana nota per gli articoli sensazionali di cronaca nera. A Telestar, di proprietà di un personaggio di spicco dell’imprenditoria siciliana del momento, il Conte Arturo Cassina, costruttore, appaltatore e molto legato all’establishement politico del tempo, occorreva una serie di articoli che orientasse il pubblico ad acquistare il quotidiano, che avesse cioè un motivo d’interesse ben diverso dalla lettura della notizia-ansa ricucinata o del “pezzo” a favore del potente Dc di turno. Qualcuno ideò il progetto e Lino Piscopo, ventitreenne, vi aderì con entusiasmo con il partner Emanuele Cavallaro che aveva già respirato il clima africano qualche anno prima.

Lino seduto sul cofano della Kadett viene immortalato con l'Erg che si nota sullo sfondo

Lino seduto sul cofano della Kadett viene immortalato con l’Erg che si nota sullo sfondo

I due partirono dunque all’avventura e Telestar esultava dando quotidianamente notizie pervenute tramite telegrammi. Il settimo cielo fu raggiunto quando cinicamente si diede notizia che i due si erano persi. La comunicazione sarebbe dovuta essere “fasulla”, cioè manipolata al fine di mantenere l’attenzione sull’impresa. Purtroppo le autorità confermarono che i due pionieri si erano veramente dispersi. Immaginatevi pertanto le ansie dei parenti. Si arrivò a pensare di tutto, che fossero morti di sete, che fossero stati rapiti dai Tuareg del Rif che infestavano ancora quelle zone. Dal controllo aereo del territorio nulla emergeva. Le famiglie si rassegnarono…fin quando un telegramma giunse da Marrakesh: erano salvi, il viaggio era terminato. Tutti esultarono, e tutta la stampa, anche quella nazionale fu generosa di commenti e di esaltazione dello spirito nazionale che Lino Piscopo aveva saputo sbandierare in quella parte di Africa che vedeva gli Italiani con simpatia. Ad Emanuele Cavallaro, per l’occasione, fu concessa la medaglia d’oro…mentre Piscopo restò a guardare. Succede nelle migliori famiglie !telestar 16-09-65

Sull’onda del successo mediatico Lino si distrasse iniziando per scherzo l’attività di teatrante; gli piacque e lo scherzo si tramutò in passione: divenne un operatore teatrale partecipando al “Teatro dei 172” e creando e dirigendo la Compagnia filodrammatica “I Nuovi Baldi”. Ebbi la fortuna di conoscerlo proprio in quegli anni; me lo presentò suo fratello Toti, più giovane di un lustro e col quale intercorrevano alcune affinità culturali. Fui affascinato dalla sua personalità prorompente ed enigmatica, dalle idee sempre chiare e gli riconoscevo una non comune passione per il teatro che, a dire il vero, nutrivo anch’io ma molto più superficialmente. Ciò non di meno, un giorno, sul finire del 1980, ci riunimmo a casa sua io, Pippo Tarantino, l’allora segretario dell’ENDAS provinciale, e Lui.

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Uno degli articoli che comunicava l’inaspettato ma più che meritato successo riportato da Lino, Gigi e Pippo e da tutti i partecipanti.

Stilammo un progetto di “Teatro-laboratorio” e mettemmo in scena uno spettacolo che fu veramente un successo: tutta Palermo era presente quella sera ad assistere a “Presenze” che metteva in scena l’opera “Le Nuvole” di Aristofane, presentata del prof. Gaetano de Bernardis, agli astanti. Era il 1981 e ne fu data vasta eco non solo sulle colonne de “Il Bandolo” che iniziava in quell’anno la sua fortunata seconda stagione di vita ma anche su altri periodici.

La sua vocazione, dicevamo, era indubbiamente il Teatro e la cultura annessa. Se ne accorsero anche alla CCRVE dove lavorava come impiegato e il responsabile del personale di tale istituto di credito  lo gratificò affidandogli la responsabilità della Biblioteca (infinita) della Cassa di Risparmio. Per essa ha curato con precisione certosina il numero unico del “Bollettino-Catalogo della Biblioteca e dell’archivio storico”, lasciando una importante impronta storica della sua presenza.

Come biblioteconomo tentò una volta di spiegarmi pazientemente la chiave di archiviazione di una raccolta di libri specialmente quando essa sia composta da innumerevoli volumi. Gli “calavo la testa” per non sembrargli stupido ma poi archiviai i miei libri per tematica. Ed oggi ne sono pentito ma Lino, a cui ricorrere per un aiuto, purtroppo non c’è più.

La famiglia Piscopo: Lino, Giuseppe Francesco e Rosetta

La famiglia Piscopo: Lino, Giuseppe Francesco e Rosetta

Se ne è andato signorilmente in punta di piedi, corroso da una “brutta malattia” covata silenziosamente, il 18 di agosto di due anni or sono. Aveva 71 anni essendo nato ad Ostuni (BR) nel 1942. Figlio di un dirigente dell’Intendenza di Finanze agrigentino che era ivi trasferito: Il cav. Piscopo e la gentile consorte, sig.ra Salvago riuscirono a costruire una famiglia “all’antica” e Lino reiterò l’esempio familiare sposandosi felicemente con Rosetta Cubisino che gli diede un paio di figlioli, Giuseppe e Francesco (nella foto, fra papà e mamma). Queste note non vogliono essere un curriculum né un’agiografia: non possono esserlo per la brevità. Su Lino non sarebbe sufficiente un solo tomo tante sono le iniziative teatrali, i progetti culturali, gli scritti specialistici cui durante la sua vita, che possiamo considerare breve ma molto affabulata, si è dedicato. copertina il teatro di prosa a PalermoSiamo quindi coscienti della pochezza della presente nostra rievocazione che non può terminare senza ricordare tra le sue pubblicazioni quella che resterà una pietra miliare nella cultura del teatro: “IL TEATRO DI PROSA A PALERMO Luoghi Spettacoli Persone Memorie dal XVII secolo”. Coautore Nino Aquila. Un volume-strenna poderoso, formato 29×21, di ben 460 pagine patinate con illustrazioni a colori e b/n, rilegatura in filo refe e copertina cartonata e sopracopertina a colori con pandette. €73,00. Altra pubblicazione di pregio è stata “Iliadi”, un’ideazione di Doretta Corona Landino,Vivi Caruso e Rosetta Cubisino ed ove Lino si cimentava nella traduzione in lingua italiana del noto testo omerico, trascritto in vernacolo siciliano da Giuseppe Cavallaro ( 1921-1997). [Per soddisfare una legittima curiosità, diciamo che i due Cavallaro, Emanuele e Giuseppe non erano parenti ma soltanto omonimi]. Il volume, si avvaleva non solo della prefazione deliliadi 001 “mitico” prof. Antonino de Rosalia, già docente di Letteratura Latina presso la facoltà di Lettere ma anche della doviziosa ricerca iconografica dell’Arch. Giuseppe Piscopo.  Di Lino resterà comunque un suo dono alla Città di Palermo: la Biblioteca-Archivio dello spettacolo “Lino Piscopo”, aperta tuttora a gli studenti che ne vogliano usufruire. La realizzazione di tale Biblioteca trova la sua origine in un”ideario” di raccolta di volumi concernenti tutto ciò che fa spettacolo considerando sia gli eventi storici, artistici, e dei delitti contro la persona sia quelli più specificatamente afferenti alla mera rappresentazione intesa come svago, ancorché analizzata in ambito culturale. La Biblioteca, pertanto mette a disposizione – nelle volontà di Lino Piscopo – un notevole quantitativo di volumi che secondo la classificazione decimale Dewey principia dalle “Opere generali” accogliendo buona parte dello scibile umanistico. Particolare ed abbondante presenza è quella del “Teatro di prosa” e del “Teatro leggero” italiano.

L’Archivio invece, raccoglie placards di film e spartiti di musica leggera; volantini, programmi di sala, manifesti, foto, ritagli di giornali e locandine relativi a spettacoli di musica, prosa, rivista, commedie musicali ed opere liriche andati in scena nei Teatri italiani e stranieri. Infine, raccolte di periodici specializzati, via via, editi in Italia dal 1900.

 

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Lino, voce narrante di Rapsodia Siciliana, in abiti di scena, durante lo spettacolo.

rapsodiaLino andava in “pensione durante gli anni ‘90. Salutava gli amici della Cassa ma con precisione bancaria si dedicava, finalmente a tempo pieno, alle sue antiche ed immutate passioni, mentre veniva nominato componente del consiglio d’amministrazione del Teatro Biondo-Stabile di Palermo.
Nel settembre 2005 veniva pure insignito di “Benemerenza civica per la Cultura”, dalla Provincia Regionale  e l’anno successivo, sempre per la stessa Istituzione, pubblicava uno studio su La Drammaturgia siciliana dalle origini alle “vastasate”.
Nella stagione 2006/07, con Giovanni Nanfa, ha redatto i testi di Bentornata rivista: Pane, amore e …, curando – anche – la regia dello spettacolo che ha tenuto cartellone, per diversi mesi, al Teatro Al Convento. Nella stagione successiva, sempre a quattro mani, ha confezionato un testo di teatro di prosa moderno, ad episodi, dal titolo L’amore è un cubo variopinto, andato in scena nello stesso teatro, per mesi. Infine, cominciò ad progettare la messa in scena di “Rapsodia Siciliana”. Doveva essere la testimonianza del “siciliano” nel contesto storico-economico e sociale che lo vedeva partecipe degli eventi del 1860 e ciò in occasione della commemorazione per il 150° anniversario dell’Unità. La stesura dell’opera lo impegnò sicuramente per più di un anno ma lo spettacolo, andato in scena il 5 novembre del 2011 al Teatro Savio, fu replicato più volte perché accolto dalla popolazione palermitana con grande partecipazione. Il successo, anche a titolo personale, confermava a scettici e agli invidiosi le qualità eccellenti dell’Autore che purtroppo da lì a poco avrebbe avvertito le prime avvisaglie del brutto male che 22 mesi dopo lo rapiva definitivamente agli affetti.

Caro Lino, che tu manchi alla famiglia e agli amici è scontato, ma io penso veramente che l’assenza della tua persona è a tutta la città che ha creato una falla. Non resta, a chi rimane, di perpetuare il ricordo e perciò speriamo che pur rispettando i lunghi tempi tecnici, Palermo memore, intesti una strada a tuo nome. Lo chiediamo pubblicamente all’ufficio addetto della toponomastica cittadina.

*Gigi Consiglio. Alias Luigi Gianfranco Consiglio, dottore in Economia, già docente a contratto per “chiara fama” e per oltre un decennio di Tecniche di Comunicazione giornalistica al glorioso Istituto Superiore di Giornalismo presso l’Università di Palermo. In atto, vice presidente Dipartimento Sicilia ANS-Sociologi. Filantropo. Presidente Ass.Cult no profit Il Bandolo, Centro studi & Gruppo editoriale, aderente all’ANCeSCAO di Bologna. Direttore editoriale di questo periodico-web. 


Redazione
Biografia


'Ricordo di Lino Piscopo' ha 3 commenti

  1. 18 agosto 2015 @ 22:59 Rita Imperato

    Non conoscevo Lino Piscopo ma ho apprezzato molto la sua figura, il “pezzo” e chi l’ha scritto.

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  2. 19 agosto 2015 @ 7:59 Massimo Tavoli

    Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Lino e la sua splendida famiglia, e da quanto ho potuto leggere nell’ articolo
    si é rivelato un uomo di grande spessore, stimato e amato da tutti

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  3. 19 agosto 2015 @ 10:14 Carlo Barbieri

    Bel ricordo, affettuoso e pieno di notizie su un Lino che non conoscevo, anche per via delle vicissitudini che mi hanno portato lontano da Palermo. Nel mio ricordo era “solo” un personaggio molto simpatico, dall’ironia sorniona e dalla battuta pronta, storico vicino di casa e amico di famiglia di quelle due ragazze di un quinto piano di via Sciuti che divennero poi – e sono tuttora – mia moglie e quella di uno dei miei più vecchi amici, un certo… Gigi Consiglio. Lo ricorderò sempre, Lino, con quei capelli e il pizzo che gli davano un look risorgimentale e quel “prego?” accompagnato da un movimento della testa con cui chiedeva di ripetere le parole che il suo udito, precocemente indebolito, non gli aveva permesso di cogliere. Volevo rivederne il volto e ho cercato una sua foto su google, ma non l’ho trovata. Mi è dispiaciuto. Sembra che anche in questo, come dice Gigi, “abbia voluto andarsene in punta di piedi”.

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