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Populismo
se ne parla, anche a vanvera

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di LUIGI Gf.  CONSIGLIO*

In atto si fa un gran parlare su questa parola. Non so chi abbia innescato la discussione però vediamo che l’argomento è trattato su molti e diversificati giornali d’opinione. Ci permettiamo esprimere anche quella nostra alla luce di una breve analisi storica chiarendo subito che dove vige un contesto di trasparenza e legalità il Populismo non può attecchire.

Precisiamo che la Storia delle dottrine politiche la inquadra  come una ideologia d’ispirazione socialista, non marxista, che ha avuto il suo sviluppo in Russia dopo il fallimento del movimento nichilista avvenuta durante i primi anni del regno dello Zar Alessandro II Romanov.

Lo Zar Alessandro II Romanov (1818-1881)

Lo Zar Alessandro II Romanov (1818-1881)

Ci si consenta un breve volo pindarico sul Nihilismo. Esso si trova citato in Padri e Figli, famoso romanzo di I. Turgenev ma la sua origine è assai remota perché il vocabolo fu adoperato già da Sant’Agostino nel significato di ateo o scettico. I Nichilisti russi, materialisti, miscredenti e scettici costituivano l’estrema sinistra degli studenti russi di allora che seguivano le idee sbandierate da Dimitri I. Pisarev (1840-1868). Miravano all’abbattimento dell’autocrazia, senza avere programmi alternativi di ricostruzione. Ciò non di meno riuscirono a sensibilizzare lo Zar a concedere una parziale emancipazione ai servi della gleba. 1818-1883

Lo scrittore Ivan Turgenev ( 1818-1883)

Lo scrittore Ivan Turgenev ( 1818-1883)

Poi la corrente nichilista si esaurì. O forse si trasformò nel Populismo. Gli stessi militanti del movimento populista noto come “ Narodnaia Volia” cioè “ Volontà del Popolo”, si riconoscevano come socialisti  a favore della realtà contadina. Essi infatti stimavano i contadini  come simbolo e portatori  delle migliori virtù nazionali e focalizzavano la loro attenzione sulla comunità di villaggio, l’obscina. Nel lustro 1869/1873 il movimento si diffuse in tutta la Russia, sempre fra le masse studentesche contrarie all’accentramento burocratico zarista. Non erano marxisti perché ritenevano giustamente che il marxismo poteva applicarsi in una società industriale evoluta e la realtà rurale russa era a quel tempo ben altra cosa. Il loro programma politico era semplice: si basava su un unico punto “la distribuzione della terra ai contadini”. Il loro socialismo quindi si sintetizzava in un’unica scelta orientata in modo manifesto al popolo da cui il termine “populismo”.  Ma i contadini, servi della gleba, sebbene parzialmente emancipati,restavano estremamente ignoranti e non furono in grado di apprezzare i principi sociali a loro favorevoli sbandierati dal manifesto populista perché non li capirono e il populismo si sciolse come neve al sole.

Vladimir Lenin (1870-1924)

Vladimir Lenin (1870-1924)

Intanto l’industrializzazione legata al progresso soppiantava il mondo rurale creando l’ambiente favorevole al marxismo-leninismo e Lenin che in gioventù era stato populista fu l’artefice principale dell’evoluzione del pensiero populista nel senso rivoluzionario che sarà poi conosciuto come il leninismo marxista.

“Andare a favore del popolo” è rimasta nel tempo l’interpretazione elementare e sintetica del programma populista che per attuarsi necessitava però di presupposti piuttosto difficili da attuare: l’applicazione di un’obiettiva giustizia sociale, la fine delle  sofferenze della povera gente, l’attuazione di una politica governativa pacifista in antitesi a quella imperialistica ed egemonica che distoglieva mano d’opera dalle campagne per i reclutamenti obbligatori. Gino Pallotta, politologo, autore del Dizionario politico e parlamentare, alla voce “Populismo” ci dice che “ è apparso alle volte anche un modo per far restare i problemi nella fase declamatoria”.

Oggi sembra che gli osservatori politici stiano allertati su questo fenomeno che, come dicevamo in incipit, cattura commenti più disparati. C’è chi ravvisa comportamenti populistici nella compagine governativa che promette la riduzione delle tasse e chi invece nei fautori di una Padania egemonica che vuol salvaguardare la razza italica dall’invasione africana e mediorientale, altri invece ricordano i milioni di posti di lavoro promessi dal Cavaliere e forse, con un po’ di nostalgia ed invidia, i racconti delle sue gesta osé fra le coltri affollate da escort variopinte e appassionate.

Però, una cosa è il populismo che come abbiamo visto gode di una certa nobiltà d’origine e altra invece è la demagogia con cui sovente viene scambiata.

Ricorriamo, per una  nitida distinzione, a quanto dice il Prof. Piero Ignazi, docente di Politica Comparata all’UniBO e già direttore della collana editorariale de Il Mulino, in una intervista chiarificatrice concessa alla giornalista Virginia Della Sala su “Il Fatto quotidiano” del 29 u.s. Da essa estrapoliamo: “Demagogia è ciò  che con un termine poco comune si può definire “politica delle sovra promesse”: promettere tutto, anche quello che non ci si può permettere e cercare facili benefici nel breve periodo che però non abbiano alcun impatto sul lungo periodo. E’ il comportamento delle opposizioni che annunciano  “quando saremo al governo faremo grandi cose” o quello di chi cerca di farsi eleggere promettendo ciò che sa già non potrà mantenere. Il Populismo è un atteggiamento basato su una mentalità che tende a dividere il mondo in due componenti, i buoni da un lato, i cattivi dall’altro. Con una forte componente moralista secondo cui i cattivi sono corrotti, prepotenti, mentre tra i buoni c’è il popolo disingannato, maltrattato dall’establishment, dall’élite culturale e mediatica. E l’unico modo per risolvere questa divisione è affidarsi alle virtù taumaturgiche di un capo che interpreta i bisogni della gente comune e sconfigge le pratiche della minoranza che opprime per i suoi interessi. Quindi c’è un leader salvifico e c’è una visione manichea tra puri ed impuri, corrotti e onesti.

L'effige di Pierre Poujade sul  Time del marzo 1956

L’effige di Pierre Poujade sul Time del marzo 1956

Tipico esempio di populismo governativo è stato quello messo in atto da  J.D. Peron in Argentina durante gli anni 1952/1974  ( le promesse erano all’ordine del giorno); un classico populismo d’opposizione è stato invece quello posto in essere da Pierre Poujade che col solo slogan “meno tasse” contribuì al crollo della Quarta Repubblica Francese.

Insomma sempre, panem et circensis, pane e giochi: sembra che il vecchio slogan latino funzioni ancor oggi come chiave utile ad aprire le coscienze della popolazione affamata e drogabile.

*Luigi Gf. Consiglio Dottore in Economia, già docente a contratto per “chiara fama” e per oltre un decennio di Tecniche di Comunicazione giornalistica al glorioso Istituto Superiore di Giornalismo presso l’Università di Palermo. In atto, vice presidente Dipartimento Sicilia ANS-Sociologi. Filantropo. Presidente Ass.Cult no profit Il Bandolo, Centro studi & Gruppo editoriale, aderente all’ANCeSCAO di Bologna. Direttore editoriale di questo periodico-web. 


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'Populismo' ha 2 commenti

  1. 31 agosto 2015 @ 13:38 FRANCESCO PAOLO MAGNO

    L’articolo di GIGI CONSIGLIO ci fornisce notizie assai importanti, e valutazioni ammirevoli. Io mi limito ad aggiungere una indicazione : la politica di MATTEO RENZI appartiene alla categoria del populismo più becero e più scoperto.

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  2. 1 settembre 2015 @ 13:04 Ettre Gravante

    Il populismo è sempre stato uno strumento di potere
    usato per apportare consensi ai detentori del potere stesso.
    Il populismo è antico quanto l’uomo , trova terreno fertile nei momenti difficili dell’esistenza umana
    e trae vitalità dalla inconsapevolezza e dalla ingenuità delle masse popolari.
    Ai nostri giorni il termine “masse popolari” dovrebbe essere in disuso
    ma i corsi e ricorsi della storia ci dimostrano come tutto ritorna.
    Specie in Italia ,abbiamo il populismo di destra e di sinistra ,
    di chi sta a al potere e di chi sta all’opposizione, il populismo politico e sindacale……..,
    il populismo della Chiesa ,intesa come istituzione globale e globalizzante
    e di tutti questi populismi il fine è sempre uno solo,mantenere il potere e quindi è necessario promettere….….proclamare.!
    ……… riduzione delle tasse, .. pericolo di africanizzazione….. …..indulgenze…….
    BASTA UN BALCONE……UNA PIAZZA………… LA COMPLICITA’ DEI MEDIA E IL GIOCO è …..FATTO!

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