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L’avvenenza smuove…
ovvero tira...più di una coppia di buoi

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di GIGI CONSIGLIO*

Cesare<<Si veru bona ! >>, questo complimento rivolto a qualche signorinella prosperosa era in uso fra i miei contemporanei, quando eravamo ragazzi. E si udiva facilmente mentre si bighellonava lungo le strade.  Oggi non più.Spesso, a seconda della distanza, si riceveva in pieno viso uno schiaffone, a riprova che la giovine era sì procace ma anche seria e non gradiva tale genere di apprezzamento.

anita ekberg

Anita Ekberg (Svedese naturalizzata italiana: 1931-2015)

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Diana Dors ( Inglese: 1931- 1984)

Nei cinematografi  di periferia imperversavano film di maggiorate come Diana Dors, Anita Ekberg, Jane Mansfield, che, col mostrarsi in costume da bagno in qualche scena “osé” suscitavano in noi il desiderio di conoscere qualche compagna di scuola spregiudicata e disponibile ad  accettare il complimento che avrebbe aperto la strada ad un flirt, con scambio di intime effusioni.

Jane Mansfield

Jane Mansfield (Statunitense: 1933-1967)

Non avremmo mai minimamente immaginato che, dopo un po’ di tempo, l’esclamazione gergale  “chi ssi bona” si sarebbe tramutata in “bella figa!: questa parolina così capziosa ed evocatrice di lussuria più che di estetica l’avevamo vista scritta sugli squallidi muri del cesso, alle medie, accanto a graffiti disegnati con mano puerile e tremante. Ma giustamente, ogni epoca ha i suoi costumi e col variare di essi, oggi, ci si imbatte spesso per strada con ragazzine che, a voce alta, raccontano alle amiche le ultime loro vicende: << l’ho piantato, era uno sfigato…mi aveva pure rotto i cog…ni; ora sto con uno che, ah se lo vedessi, è proprio un gran figo>>.

gustave Coubert

Gustave Coubet (1819 – 1877)

La parolina incriminata, nelle sue varianti  – diminuitivi, accrescitivi, vezzeggiativi -, assume quindi significati diversi prestandosi più a valenze estetiche che a riferimenti anatomici e l’adolescenza del terzo millennio ne infarcisce il proprio linguaggio senza differenze di ceto o curarsi di chi sta accanto. Con l’occasione si deve precisare che 150 anni or sono, l’organo genitale femminile era stato già sdoganato da Gustave Courbet, pittore francese  “realista”. Questi, nel 1866, aveva immortalato il primo piano di una vulva, in un suo olio – L’origine du monde – esposto ancor oggi al Museo d’Orsay di Parigi, esorcizzando così il chiacchierato organo riproduttivo femminile che assurge a capolavoro dell’arte pittorica, finalmente nobilitato almeno nei colti ambienti radical-chic d’oltralpe.

Circa la bistrattata parola “bona”, dobbiamo aggiungere che, spesso, al complimento, seguiva una valutazione dal contenuto emopoietico: <<mi fai sangu!>>, vale a dire che con il solo guardarla i valori dei globuli rossi dell’improvvisato cascamorto si potenziavano. Ma il vocabolo comunque resta  più comune nel lessico laziale che in quello siciliano ed al proposito ecco un aneddoto che spiega la familiarità dei romani antichi e moderni con la parola “Bona” .

La mitologia romana ci narra di una dea proprio con questo nome, “Bona”. Agli inizi, il suo culto misterioso veniva celebrato da sacerdotesse e vergini vestali in una grotta dell’Aventino. Sorella di Fauno, nume dei boschi e tutore delle greggi, Bona Dea proteggeva particolarmente la fecondazione e la gestazione della terra. Su richiesta dei Consoli o dei Pretori, il rito, a cui era assolutamente vietata la presenza di uomini, si trasferì nelle case patrizie in trepidante  attesa di un pargolo e che pertanto richiedevano la tutela della Dea a cui si sacrificava un maiale al suono della cetra e dei flauti. Durante una di queste funzioni Publio Clodio, amante di Pompea, sacerdotessa del sacro rito e moglie di Giulio Cesare, vi si introdusse travestito da suonatrice. Scoperto, a causa della malcelata e prorompente virilità esaltata dalla vicinanza con le discinte vestali, – dicevamo che “l’avvenenza smuove…” – fu trascinato davanti ai giudici.  Cesare, ovviamente, venne citato come teste nel processo che coinvolgeva anche la sua ex moglie accusata di atti contrari al pudore, commessi durante la cerimonia. Plutarco, in “Vite Parallele”, e poi anche Shakespeare, nell’omonima tragedia, ci forniscono una rappresentazione abbastanza completa del dibattito processuale in cui, per la verità, Cesare sembrava “reticente”. Egli aveva prontamente ripudiata la consorte tuttavia, al dibattimento, non sembrò accanirsi contro i due amanti, anzi, fu molto laconico e scagionò Clodio dichiarando che non lo riteneva capace di un tale gesto, (anche se ne aveva compiuti di più turpi). Sollecitato a spiegare allora il motivo del ripudio della moglie, egli pronunciò la frase che ancor oggi è utile mònito per gli ingenui: << Mio scopo era quello che non si dubitasse della irreprensibilità della moglie di Cesare. >>

Cesare

Giulio Cesare (100 aC.-44 aC). A detta di Cicerone “Marito di tutte le mogli, moglie di tutti i mariti”

Insomma,  la  moglie di Cesare, in quanto tale, doveva restare al di sopra di ogni sospetto.  Egli così ribadiva i privilegi  dei potenti e dei ricchi in questo campo mentre stigmatizzava al giudice che la funzione della Legge è quella di sanzionare soltanto i subordinati al potere politico ed economico.

Eppure quando sul libro di storia romana, ragazzi,  leggemmo che quella mattina delle idi di marzo infersero a Cesare 23 pugnalate restammo meditabondi e perplessi. Non conoscevamo ancora i diversi lati caratteriali che connotavano la figura di Giulio Cesare, in tutti i sensi (vietati e non). Supponevamo, nella nostra demenza adolescenziale, che anche i congiurati fossero stati costretti ad imparare a memoria, obtorto collo, così come il professore di latino pretendeva da noi,  il “De bello gallico”, memoriale vergato dal tiranno sulla guerra in Gallia. Tanto meno i costumi ipocriti della nostra giovinezza ci avevano consentito di approfondire la cultura circa i gusti sessuali del dittatore. Ma forse ce ne saremmo fregati. A me personalmente, sedicenne, piaceva Mamie Van Doren. Mi smuoveva certi appetiti !!!

*Gigi Consiglio. Alias Luigi Gf. Consiglio, dottore in Economia, già docente a contratto per “chiara fama” e per oltre un decennio di Tecniche di Comunicazione giornalistica e Marketing del territorio per i BBCC, al glorioso Istituto Superiore di Giornalismo presso l’Università di Palermo. In atto, vice presidente Dipartimento Sicilia ANS-Sociologi. Filantropo. Presidente Ass.Cult no profit “Il Bandolo”, Centro Studi & Gruppo Editoriale, aderente all’ANCeSCAO di Bologna. Direttore editoriale di questo periodico-web. 


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